Intervista a Rotondi: “Vi spiego perché Berlusconi al Quirinale non è fantapolitica”

Se si vuole un parere informato e colto su ciò che cova la politica italiana, anche sotto Ferragosto, la persona giusta da consultare è Gianfranco Rotondi. Spesso usa l’ironia per lanciare indizi. Ma fate attenzione a non prenderlo sul serio: le sue sono briciole da seguire con cura, per non perdere di vista il sentiero e, chissà, intravedere strade che fino a quel momento apparivano nascoste.

D. Onorevole Rotondi, lei ha scritto: “Forza Italia un leader ce l’ha: è Silvio Berlusconi. Quello che le manca è un candidato premier“. Domanda: dentro Forza Italia questo candidato premier c’è o bisogna cercarlo al di fuori?

R. Forza Italia ha una classe dirigente di assoluta qualità, pertanto potrebbe ben esprimere una leadership di governo. Per esperienza però dico che funziona di più una leadership esterna, capace di raccordare meglio le inevitabili rivalità interne. 

D. Qualche ora dopo queste dichiarazioni, ha fatto un tweet enigmatico: “Oggi ho passato a Berlusconi la palla del goal, e lui – come sempre – l’ha intercettata. I campioni sono campioni per sempre“. Sta dicendo che Berlusconi il candidato premier lo ha già trovato?

R. La palla del goal è lo schema,non un nome: il nome lo troverà Berlusconi, se vuole.

D. Commentando la nascita della federazione tra Forza Italia e Lega, fortemente voluta dal Cavaliere, lei ha dichiarato: Berlusconi vuole creare qualcosa che stia a lui come la Dc a De Gasperi e il gollismo a De Gaulle”. E’ quella che lei chiama con ironia “operazione busto al Pincio”. Ma non c’è il rischio che questa mossa tra qualche anno venga ricordata come il primo passo verso la dissoluzione di Forza Italia? Un Berlusconi mai elettoralmente così debole non rischia di finire junior partner di Salvini?

R. Intanto Berlusconi non parla di federazione, bensì di un partito unico del centrodestra, una sorta di remake del Pdl. Direi che sarebbe l’evoluzione, non l’estinzione di Forza Italia.

D. Non vede all’orizzonte il pericolo che la decisione di abbracciare la Lega finisca per spingere la componente moderata e liberale a cercare altri lidi?

R. Certo, se Fi entrasse nella Lega al centro si aprirebbe uno spazio e qualcuno lo occuperebbe.

D. Senza Forza Italia non c’è centro-destra ma solo destra. Secondo lei perché Berlusconi ha scartato l’ipotesi di lavorare ad un “grande centro” con Renzi, Calenda e altre figure meno estremiste di Salvini e Meloni?

R. Perché Renzi e Calenda sono eletti del Pd,non di una forza di centro.Non sarebbe il grande centro ma una grande operazione trasformistica.

D. Lei ha detto: “Il Quirinale è il sogno di Tajani e Rotondi, dei vecchi sodali passati per ventisette anni di tentazioni e rimasti fedeli al vecchio patriarca. Ci piacerebbe vederlo al Quirinale, ma Silvio lavora ad altro”. Eppure c’è chi dice che al Cavaliere manchi non più di una 50ina di voti. Berlusconi al Colle è davvero fantapolitica?

R. Non è fantapolitica. L’elezione del Capo dello Stato è di secondo grado: mille grandi elettori, tutto qui. Sulla classe dirigente il fascino di Berlusconi è inarrivabile: chi non ti aspetti è pronto a votarlo nel segreto dell’urna.

D. Ultima domanda: lei è un democristiano orgoglioso. In questi anni è partita la corsa ad indicare di volta in volta la “nuova DC”: prima il MoVimento 5 Stelle, poi la Lega, infine il mai-nato partito di Conte. Ma una nuova DC nascerà mai veramente?

R. La Dc è stata ‘il partito italiano’, come lo definisce il suo maggiore storico, Agostino Giovagnoli. Una nuova Dc dovrebbe essere appunto il partito della nazione, primo alle elezioni, e poi rappresentativo di tutti i ceti sociali. Non vedo un partito in grado di replicare questo miracolo.

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