Aukus, cos’è la svolta geopolitica più importante dell’anno

Sebbene meno raccontata del ritiro dell’Afghanistan, fragoroso esempio di quanto alle nostre latitudini sia facile scambiare un evento geopoliticamente irrilevante per una svolta epocale, la nascita di Aukus annunciata da USA, Gran Bretagna e Australia, rappresenta la svolta strategica più importante dell’anno.

Se il 2020 era stato contrassegnato dalla scelta dell’India di aderire al campo americano, così il 2021 sarà ricordato per la scommessa dell’Australia: tra Usa e Cina, sono convinti a Canberra, la spunteranno i primi. Meglio adeguarsi.

Azzardo esistenziale, soprattutto per chi abita la stessa regione, l’Indo-Pacifico, di una potenza, la Cina, che mira a prendere nel giro di qualche anno il posto di Numero Uno al mondo, oggi spettante di diritto all’America. Messaggio che a Pechino hanno ben compreso, al punto che un editoriale a dir poco minaccioso del giornale Global Times, organo di stampa ufficiale del Partito Comunista Cinese, commenta la nascita del partenariato strategico tra Usa, Gran Bretagna e Australia concludendo con un certo fatalismo che proprio gli australiani saranno “molto probabilmente il primo gruppo di soldati occidentali a perdere la vita nel Mar Cinese Meridionale“.

Rispetto alla decisione in chiave anti-cinese di fornire all’Australia la tecnologia per dotarsi di sottomarini a propulsione nucleare – velocissimi, in grado di restare sommersi per mesi, di sparare missili a distanze maggiori e di trasportarne di più – non deve sorprendere la sostanziale indifferenza riservata all’Europa, e alla Francia in particolare. Dall’Eliseo hanno parlato di “pugnalata alla schiena” degli Alleati, lamentando di aver perso il “contratto del secolo“: una commessa da 56 miliardi di euro per rinnovare i sottomarini australiani andata in fumo proprio per la sopravvenuta svolta di Aukus. Più del lato economico, però, a bruciare a Parigi è l’atteggiamento con cui l’America continua a dettare legge nel teatro Indo-Pacifico, là dove la Francia, facendo leva sui territori d’Oltremare, vorrebbe far valere quelli che considera suoi diritti. Argomenti che non interessano Washington, né la preoccupano. Il legame con la Francia è di natura sentimentale: il modo per compensarla nelle prossime settimane si troverà. Quanto all’Europa, al di là degli strepiti, è ancora pienamente schierata con l’America, da essa totalmente dipendente in fatto di sicurezza.

Per questo Biden, liberatosi non senza imbarazzo della grana afgana, non fa mistero di preoccuparsi unicamente della Cina. Gli apparati considerano prossima la resa dei conti. Ed Aukus sta lì a dimostrarlo.

Sì, l’Australia ha scelto l’America perché gli Stati Uniti sono una nazione non residente, al contrario della Cina vicina di casa, prima o poi andranno via. Ma c’è dell’altro: tradotto, è arrivato il tempo delle scelte. A richiederle la volontà americana di chiarezza, in una sorta di “o con noi o contro di noi” che dà il senso dell’urgenza di questa sfida. In gioco c’è il nuovo ordine mondiale, non si scherza.

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