“Draghi deve durare”: la tattica di Berlusconi, sognando il Colle

Le telefonate che ha ricevuto nel giorno del suo 85esimo compleanno lo hanno ulteriormente ringalluzzito. Non c’è solo il fatto che le cure assegnate dai medici sembrano aver messo finalmente in letargo i fastidiosi sintomi del Long-Covid. Il punto è che Silvio Berlusconi sta realmente preparando la sua nuova discesa in campo. L’intervento al vertice del Partito Popolare Europeo, qualche giorno fa, gli ha confermato l’impressione di essere sempre più centrale nella più nobile delle famiglie politiche europee, anche se dopo l’addio di Merkel e l’esito delle elezioni in Germania qualcuno già la chiama “nobile decaduta“. A proposito, di Olaf Scholz, che molti analisti dipingono come il vero erede della Cancelliera nonostante la sua appartenenza alla SPD, il Cavaliere diffida: non lo ritiene all’altezza del compito, e il tempo lo dimostrerà.

Alla fine del giro di telefonate, comunque, quella che più lo inorgoglisce è certamente quella di Putin. “Vladi“, come lo chiama affettuosamente Berlusconi, che non dimentica mai di telefonare per gli auguri il suo più grande amico italiano. A lui il Cavaliere ha confidato la sua preoccupazione per il vuoto di leadership che denuncia da anni, lusingandolo con la dichiarazione di stima per cui “ormai nel mondo l’unico vero grande leader rimasto sei solo tu“. Mentre lo dice, però, Berlusconi ha già in mente la soluzione al problema: tornare in campo, nonostante l’età. Non più da premier, certo, perché quella pagina a malincuore è da considerarsi conclusa. Ma se possibile con un ruolo ancora più prestigioso: quello di presidente della Repubblica.

Perché il disegno di cui tutti ridono (avversari ma anche alleati) vada in porto serve che le tessere del mosaico si incastrino alla perfezione. In primis è necessario che Mattarella confermi la sua indisponibilità al bis, e di questo Berlusconi è ragionevolmente sicuro. Ma tutto ruoterà attorno a Draghi: il premier è destinatario della stima del Cavaliere, che guarda alla sua azione di governo con la stessa fiducia con la quale guarderebbe alla propria (quasi). Già ieri, in un colloquio con La Stampa – smentito con rabbia perché Berlusconi non pensava che il direttore Giannini mettese a verbale quelle che considerava parole pronunciate in un clima di confidenza – Silvio Berlusconi ha dichiarato che “Draghi deve durare“. Per il bene del Paese, certo. Poi però non si è tenuto, a conferma del fatto che davvero sta meglio: “Senta, siamo sinceri, ma se Draghi va a fare il presidente della Repubblica poi a chi dà l’incarico di fare il nuovo governo? A Salvini? Alla Meloni? Ma dai, non scherziamo…“. Ecco, non scherziamo, allora. Perché davvero non è uno scherzo che Berlusconi punti al Quirinale. Sebbene non lo abbia dichiarato ufficialmente, conoscendo la prassi per cui al Colle non ci si candida, si viene candidati. Lui non deve far altro che farsi trovare pronto all’appuntamento, quando sarà. L’operazione è partita, “a breve torno a Roma“.

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