La Polonia non riconosce il primato del diritto UE: la sentenza che scuote l’Europa, spiegata

Nella giornata di ieri la Corte Costituzionale polacca ha sancito che ogni sentenza o atto normativo dell’Unione Europea deve essere conforme alla legge polacca, per essere applicato in Polonia. Siamo dinanzi ad un “game changer“, una rivoluzione le cui ricadute divengono ancora più evidenti leggendo il passaggio della sentenza in cui si mette nero su bianco che, in caso di “conflitto insanabile” tra il diritto dell’Unione Europea e la Costituzione polacca, “sono possibili le seguenti conseguenze: modifica della Costituzione, modifica della legge europea o uscita dall’Unione Europea“.

Il Tribunale Costituzionale polacco evoca apertamente la “Polexit” osservando “il tentativo di interferire nell’ordinamento giudiziario polacco da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea” che “viola i principi dello Stato di diritto, il principio di supremazia della Costituzione e il principio di conservazione della sovranità nel processo di integrazione europea“. E’ una chiara affermazione di sovranità da parte della Corte suprema polacca. O forse un perfetto esempio di sovranismo applicato alla legge. Nella sentenza, infatti, viene spiegato che “la Ue non ha competenze per valutare la giustizia polacca e il suo funzionamento“. 

E’ una svolta senza precedenti, figlia dell’affermazione – in seguito alle elezioni del 2017 – di un modello di governo semi-autoritario da parte del partito Diritto e Giustizia, di estrema destra. Non si può fare a meno di notare, infatti, che il pronunciamento della Corte, arrivato in seguito ad un quesito presentato dal premier polacco Morawiecki – che aveva espresso “ampi e ragionevoli dubbi” sulla prevalenza del diritto comunitario su quello polacco – sia contaminato dalla consapevolezza che 10 dei 14 giudici costituzionali polacchi sono stati nonimati negli ultimi anni proprio da Diritto e Giustizia, il partito al governo da lui guidato. Tra costoro c’è la giudice Krystyna Pawłowicz, che nel corso dell’udienza si è riferita al diritto UE parlando di “regolamenti stranieri“.

Sebbene non si possa escludere che in futuro altri Tribunali di altri Paesi prendano spunto dalla Polonia, dando vita ad una “uscita giudiziaria” dall’Unione Europea, Morawiecki dal canto suo ha tentato di sminuire la portata della sentenza: “L’Unione europea – ha detto – è anche la nostra comunità, la nostra Unione. Vogliamo questa Unione e continueremo a tentare di crearla“.

La sentenza arriva all’apice di uno scontro che di recente ha portato la Commissione Europea a bloccare i fondi del Recovery Fund destinati alla Polonia fino a quando non accoglierà le indicazioni dell’Unione Europea sull’indipendenza della magistratura e dei tribunali polacchi. La risposta della Corte Costituzionale polacca è uno schiaffo a questa strategia.

Secondo molti esperti della materia, la Polonia con questo pronunciamento ha voluto di fatto alzare il tono dello scontro, dimostrando di essere disposta a gesti senza precedenti, come non rispettare più le leggi e le sentenze europee. La sentenza sarà effettiva solo una volta pubblicata in Gazzetta ufficiale. L’obiettivo, nel frattempo, è costringere l’UE a trovare un compromesso per sbloccare l’erogazione dei fondi europei da cui dipende la sua economia. E’ opinione diffusa, infatti, che non sia nei piani né del governo né dell’elettorato polacco compiere la Polexit, qualcosa di molto vicino ad un suicidio politico.

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