Venti di guerra a Taiwan. Xi: “La riunificazione ci sarà: chi si oppone non farà una bella fine”

Dalla Grande Sala del Popolo, in occasione della commemorazione del 110º anniversario della rivoluzione che pose fine all’ultima dinastia imperiale del Paese, Xi Jinping ribadisce il grande obiettivo strategico della Cina: la riunificazione con Taiwan. Il leader cinese aggiunge che questa avverrà in maniera “pacifica”, ma è difficile capire come ciò possa accadere vista l’intenzione professata soltanto pochi giorni fa dalla presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, di fare “tutto il necessario per difendere la libertà dell’isola e il suo stile di vita democratico”.

Xi Jinping ha spiegato che il modello che ha in mente per la riunificazione con Taiwan è quello basato sulla politica “un paese due sistemi”, già sperimentato ad Hong Kong. Poi ha puntato il dito contro “coloro che dimenticano la loro eredità, tradiscono la loro madrepatria e cercano di dividere il Paese. Saranno presi dal popolo e condannati dalla storia”. Poi ha aggiunto: “Non faranno una bella fine”.

Sebbene edulcorata dalle promesse di una riunificazione pacifica, la risolutezza di Xi ha assunto il tono di una minaccia quando ha dichiarato: “Le persone non dovrebbero sottovalutare la determinazione del popolo cinese a difendere la sovranità nazionale e l’integrità territoriale. Il compito della completa riunificazione della Cina deve essere raggiunto, e sarà sicuramente raggiunto”.

Parole che suonano come un memento vista la loro tempistica: il discorso di Xi, infatti, arriva alla vigilia dell’anniversario ufficiale della rivolta di Wuchang, il 10 ottobre, che a Taiwan è celebrato come Giornata nazionale. Ma soprattutto in un mese di ottobre che ha visto volare 156 aerei da combattimento cinese nella zona di identificazione che circonda l’isola, portando il ministro della Difesa taiwanese ad ammettere: “Nei miei quarant’anni di esperienza militare non mi ero mai trovato in una situazione così pericolosa dal punto di vista militare”.

Taiwan viene considerato dagli esperti il fronte più caldo e potenzialmente pericoloso per lo scoppio di una Terza Guerra Mondiale avente protagonisti USA e Cina. Molti strateghi non credono sia lontano il giorno in cui i soldati cinesi piazzeranno i loro stivali sul terreno di Taiwan. A quel punto bisognerà capire quale sarà la mossa statunitense: ufficialmente Washington non si è impegnata a difendere l’isola da un’invasione cinese, ma l’idea di consegnare il controllo di quella parte di Pacifico alla potenza asiatica potrebbe portare l’America sul piede di guerra.

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