Il ritorno di Gheddafi. Chi è Saif, il figlio prediletto che può prendersi la Libia

Nel 2011, nei giorni della caduta del regime, Saif al-Islam al-Gheddafi ha perso il pollice e l’indice di una mano. Doppio regalo di una scheggia in un bombardamento. Ma è allora, mentre l’impero di famiglia andava a fondo, che il figlio prediletto di Muammar ha maturato la consapevolezza che prima del riformismo, della cultura occidentale che tanto lo aveva affascinato, viene il sangue, il cognome del padre. Gheddafi, appunto.

Gli scontri col Colonnello? Dimenicati. La rete televisiva chiusa perché considerata troppo democratica? Bazzecole. Al momento del dunque per la Libia Saif ha abbracciato la causa del padre. E solo il caso, o qualcosa di più alto, ha evitato che facesse la sua stessa fine. Ne sa qualcosa il fratello Mutassim, altro potenziale erede di Gheddafi, suo contendente per il trono, morto giustiziato per mano dei ribelli che hanno spodestato il dittatore.

Saif è stato più fortunato, e forse anche più bravo. I suoi sequestratori, di Zintan, erano indipendenti, non rispondevano a nessuno. Dopo averlo nascosto tra le montagne, hanno compreso che avere un Gheddafi vivo dalla loro parte poteva essere più utile che averne uno morto contro. Il disamore maturato nei confronti della rivoluzione ha fatto il resto, e adesso Gheddafi può contare su nuovi alleati: quelli che erano i suoi prigionieri.

Ora, dopo anni da fantasma, è riemerso dal nulla: Saif si è candidato alle elezioni presidenziali, certo di potercela fare, richiamato dai vecchi nostalgici e dai giovani che rimpiangono un passato che non hanno mai conosciuto. I procedimenti internazionali che pendono sul suo capo potrebbero rappresentare un ostacolo di poco conto sulla strada verso il potere. Conterà ciò che i libici vogliono, ovvero la capacità di riunire le oltre 140 tribù del Paese, di fare ciò che per decenni è riuscito ad un solo uomo, per quanto terribile: suo padre.

Così, al…

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