L’ultima trovata di Conte: un referendum sulla Rete se Draghi va al Colle

Aveva appena finito di dire ai Grandi elettori riuniti in assemblea che nessuno nel Movimento 5 Stelle avrebbe posto veti, riferendosi così al convitato di pietra della discussione, Mario Draghi, che subito Giuseppe Conte ha corretto il tiro: “Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca“.

Tutti hanno capito che l’ex premier stava parlando dei destini del suo successore a Palazzo Chigi perché, ha chiarito subito dopo, avere Draghi al Quirinalediciamocelo francamente, significherebbe tornare a votare, cacciatevelo dalla testa“.

Ecco, questa premessa ha fatto da apripista alla bomba che Giuseppe Conte ha piazzato un attimo dopo sulla strada che dovrebbe portare Draghi al Quirinale.

L’avvocato ha infatti annunciato che un nuovo, eventuale, governo “sarebbe sottoposto al voto degli iscritti al Movimento 5 Stelle, perché la democrazia diretta è un pilastro anche del nuovo corso“. Come si spiega tatticamente questa decisione? La mossa è duplice: di natura offensiva e difensiva. Nel primo caso è evidente che in questo modo Conte stia comunicando a tutti i suoi colleghi che qualunque nuovo esecutivo dovrebbe essere giudicato “potabile” – oltre che votabile – dal Movimento 5 Stelle e dai suoi elettori.

Ma è il secondo aspetto quello che più sta a cuore a Conte. Demandando agli iscritti la decisione da tenere sul nuovo governo senza Draghi, l’ex premier potrebbe allontanare da sé le accuse che certamente gli pioverebbero addosso dai “puristi” della primissima ora. Sono i grillini collocati dentro e fuori il Movimento, il cui massimo esponente è, manco a dirlo, Alessandro Di Battista. Questi ha già fatt…

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