Cosa c’è dietro il “Partito Repubblicano” voluto da Salvini

Secondo Senecala fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l’opportunità“. Ma gli ultimi due snodi cruciali della carriera politica di Matteo Salvini hanno dimostrato che di talento politico il leader della Lega non è particolarmente dotato. Meglio allora ripiegare su Winston Churchill, secondo cui “l’ottimista vede opportunità in ogni pericolo“.

Pur comprendendo il disorientamento sortito dal vedere nello stesso paragrafo Matteo Salvini associato al filosofo di età romana e allo statista che salvò il mondo libero, parlare di “opportunità” è fondamentale per capire cosa si cela dietro la mossa del leader della Lega, intento a lavorare alla nascita in Italia di un “Partito Repubblicano” sul modello di quello americano.

A partire dalla cocente sconfitta rimediata sulla partita del Quirinale, Matteo Salvini sta infatti tentando di ricostruire la sua ammaccatissima leadership. Sta facendolo, ovviamente, alla sua maniera: frettolosa, furiosa, poco ragionata, nella speranza di arginare le emorragie che ha scoperto di avere sui fianchi destro e sinistro della sua coalizione.

Da un lato il “tradimento” dei centristi di Giovanni Toti, il leader di Coraggio Italia che Salvini accusa di ingratitudine (a suo dire sarebbe stato riammesso alla corte di Arcore proprio grazie alla mediazione della Lega) e di doppiogiochismo; dall’altro Giorgia Meloni, finita nel mirino di Salvini poiché sospettata di aver lavorato fin dall’inizio non tanto per eleggere un presidente di centrodestra, quanto per spaccare la maggioranza e andare al voto anticipato.

Non sembra nell’immediato ricomponibile la frattura con la leader …

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