Donetsk e Lugansk: le due Repubbliche contese e la partita a scacchi di Putin

La Duma, il ramo basso del Parlamento russo, ha votato e approvato un appello al presidente Putin affinché Mosca riconosca le autoproclamate repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk, come “stati autonomi, sovrani e indipendenti“. Le due repubbliche si trovano nel sud-est ucraino, dove la Russia è accusata da tempo di sostenere i separatisti nel conflitto del Donbass.

Se Putin lo facesse, le flebili possibilità del processo di pace in Ucraina naufragherebbero definitivamente. Secondo gli accordi di Minsk del 2014 e del 2015, non ancora implementati ma sulla cui base è possibile impostare un negoziato, le due regioni gestite dai ribelli dovrebbero rimanere parte dell’Ucraina, ma manterrebbero uno speciale status di autonomia. La Russia e l’Ucraina hanno opinioni molto diverse sul significato di questo status.

La Russia ha già distribuito circa 720.000 passaporti alle persone che vivono nelle regioni ribelli, rafforzando così il legame tra sé e i separatisti. Riconoscere l’indipendenza delle due repubbliche, però, rappresenterebbe una decisione fortissima. Ecco perché il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, è stato attento a sottolineare che nessuna decisione è stata presa e che il voto dei parlamentari non è vincolante.

Che interesse avrebbe Putin a riconoscere le due repubbliche?

A dire il vero è difficile trovarne uno, se non il pretesto per iniziare una guerra. Non bisogna infatti dimenticare che tra i requisiti per entrare nella NATO c’è l’integrità territoriale di chi ne fa richiesta. Putin ha dunque tutto l’interesse a prolungare questo stato di “contesa“.

Un riconoscimento da parte di Mosca, però, avrebbe un impatto fortissimo, a maggior ragione in questi giorni di trattative tra Russia e Occidente. L’Ucraina ne uscirebbe destabilizzata. Le due repubbliche sarebbero spinte a recidere del tutto i legami con Kiev e con l’Occidente, allontanando definitivamente l’ipotesi di un ricongiungimento con lo Stato centrale. E il Cremlino potrebbe avere vita facile, all’occorrenza, a dimostrare di avere ottimi motivi per intervenire nell’area in presenza di tensioni o presunte violazioni della sovranità da parte di Kiev.

Un copione tattico non molto diverso da quello andato in scena nel 2014 in Crimea, con la Russia che potrebbe giustificare un intervento militare con la necessità di tutelare il proprio interesse nazionale, o qualcosa di molto simile ad esso.

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