Perché se la Russia invade l’Ucraina può scoppiare l’Occidente. E cosa farà l’Italia in caso di guerra

Mario Draghi è un signore che parla poco, ma quando lo fa – soprattutto a proposito di temi internazionali – lancia messaggi che meritano di essere attentamente soppesati. La dichiarazione più importante pronunciata dal premier italiano negli ultimi giorni è arrivata a margine della riunione informale dei Membri del Consiglio Europeo a Bruxelles. E’ la seguente, occhio ai grassetti:

In questo momento la strategia deve essere fatta di due elementi: il primo consiste nel riaffermare la nostra unità. Questo è forse il fattore che ha più colpito la Russia. Inizialmente ci si poteva aspettare che essendo così diversi avremmo preso posizioni diverse. Invece nel corso di tutti questi mesi non abbiamo fatto altro che diventare sempre più uniti. E uniti significa tantissimi paesi, non solo l’Occidente, perche all’interno della Nato ci sono paesi che non appartengono a quello che noi chiamiamo Occidente. Quindi il dispiegamento di questa unità è già di per sè qulcosa di importante“.

Perché queste parole sono decisive? Semplice: perché tradiscono il grande non-detto tra i leader occidentali. La consapevolezza di una possibile spaccatura nel proprio fronte dinanzi alla mossa sparigliatrice di una guerra.

Sì, Putin ha tantissimo da perdere da un’invasione, ma l’azzardo del Cremlino può portare ad una frattura irreversibile in Europa.

La grande scommessa di Putin: l’Occidente si spaccherà

Esempio massimo di questo assunto è la Germania. Il cancelliere Olaf Scholz non è in grado di pronunciare tre semplici paroline in pubblico: Nord Stream 2. Il nuovo gasdotto è cruciale per riscaldare i rigidi inverni tedeschi, è il progetto – completato, ma non ancora approvato – per raddoppiare la capacità di importazione di gas della Germania dalla Russia. Per comprendere la posizione di Berlino bisogna leggere un passaggio di un editoriale del Sunday Times, il giornale dell’establishment inglese, di pochi giorni fa:

Quando il signor Putin sfrutta la sua posizione per fini geopolitici, espone Scholz all’accusa di mettere gli interessi del suo paese davanti a quelli dell’Europa. Il cancelliere della Germania ha rifiutato di inviare armi all’Ucraina; le consegne britanniche hanno persino fatto deviazioni nello spazio aereo tedesco“. 

Con la dipendenza energetica della Germania dalla Russia si spiega solo una piccola parte del sospetto con cui l’America guarda ai tedeschi in questa crisi. A Washington l’attenzione per le mire tedesche rasenta l’ossessione (d’altronde due Guerre mondiali combattute non sono e non saranno mai un dettaglio) ed è vero che da sempre alla Casa Bianca temono che Berlino e Mosca possano saldarsi per estrometterla dal Vecchio Continente, ma la posizione di Scholz è a dir poco delicata, e l’assenza di Angela Merkel non si è mai sentita con tanta urgenza in Europa.

In questo mix di interessi nazionali, di storie tese e leadership deboli, di uomini che per questioni meramente anagrafiche non hanno mai conosciuto la brutalità della guerra, vuole insinuarsi Vladimir Putin, il grande tattico di questa storia. Il problema di Mosca non è prendere l’Ucraina (questione di pochi giorni), ma restarci con una popolazione ostile.

Poi però interviene il rovescio della medaglia: cosa succede se la Russia invade l’Ucraina? Che l’Unione Europea, l’Occidente, possono spaccarsi irrimediabilmente sulle sanzioni, aprendo ad una trattativa che ridisegni l’ordine mondiale. Si tratta di uno snodo cruciale, e si ritorna alle parole di Draghi che aprono l’articolo: l’unità dell’Occidente è il suo patrimonio più importante, ma anche quello più a rischio.

Il sottotesto è il seguente: in gioco c’è la tenuta dell’America, il suo ruolo di superpotenza guida che ha proprio nell’Europa il perno del suo impero. Di nuovo: cosa succede se qualcuno si smarca?

Perché attenzione, il punto non è difendere l’Ucraina. Kiev sa già che dovrà fare da sola. La vera questione è capire cosa accade in Europa: chi è disposto a seguire Washington quando dall’altra parte Putin ha la mano sul rubinetto del gas che riscalda le proprie case?

Cosa farà l’Italia

In questa crisi, Mario Draghi sta gestendo la partita con il pragmatismo che gli appartiene. L’Italia è una piccola potenza messa a confronto dei giganti del Pianeta, ma ha una storia di ponte tra Casa Bianca e Cremlino che in questa fase conta molto. Il premier sta facendo l’interesse nazionale, al netto degli indignados in servizio permanente secondo cui dovrebbe condannare fermamente Putin, togliergli il saluto e se possibile imbracciare il fucile e marciare su Mosca.

Domanda: qual è al momento l’interesse nazionale italiano? Evitare una guerra che metta a repentaglio le nostre importazioni energetiche e renda complicati gli interscambi sull’asse Roma-Mosca. Poi però c’è la geopolitica, questa sconosciuta in gran parte delle redazioni giornalistiche del Belpaese, e questa serve anche a fornire risposta all’interrogativo di fondo: cosa farà l’Ita…

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