Circolare Esercito: “Meno congedi, addestramento al warfighting”. Perché non dobbiamo preoccuparci

Una circolare dell’Esercito, datata 9 marzo, avente come oggetto le “Evoluzioni sullo scacchiere internazionale“, in cui si chiede – a seguito dei “noti eventi” in Ucraina – di valutare con attenzione “le domande di congedo anticipato” e di orientare “tutte le unità addestrative al warfighting“, ovvero al combattimento. Questo, per sommi capi, il messaggio ad uso interno delle forze armate, arrivato invece all’opinione pubblica dopo essere stato diffuso da Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, che sta scatenando un’immotivata reazione di panico fra i non addetti ai lavori.

Nella circolare si chiede infatti di effettuare “ogni possibile sforzo affinché le capacità pregiate possano essere disponibili“, e si sottolinea che “tutte le unità in prontezza devono essere alimentate al 100% con personale ‘ready to move’“, ovvero pronto a muoversi.

Un gergo che sembra comunicare una dimensione di urgenza, suggerendo una minaccia incombente. A maggior ragione nel passaggio in cui si ordina di “provvedere affinché siano raggiunti e mantenuti i massimi livelli di efficienza di tutti i mezzi cingolati, gli elicotteri e i sistemi d’arma dell’artiglieria“.

La realtà, però, è meno spaventosa di quanto potrebbe apparire.

L’Esercito si sta “preoccupando” di farsi trovare pronto, certo. Ma in senso letterale: pre-occuparsi, ovvero occuparsi prima. L’escalation in Ucraina ha imposto la necessità di essere reattivi dinanzi a qualsiasi tipo di minaccia. Bisogna precisarlo: allo stato attuale un coinvolgimento diretto nelle ostilità del nostro Paese è altamente improbabile. Però? Però esiste un solo modo per farsi trovare pronti dinanzi a qualsivoglia eventualità. Preparare lo scenario peggiore. È quello che l’Esercito italiano sta facendo.

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