M5s, nuovo ricorso contro Conte. “Incubo napoletano”: la “svista” di Taverna può costargli la leadership

La sorpresa nell’uovo di Pasqua, per Giuseppe Conte, è assai amara. L’ufficialità ancora non c’è. Dunque, a a tutti i livelli, l’ordine di scuderia è quello di evitare il più possibile di soffermarsi su un tema che ormai da diverse settimane è causa di imbarazzo. Ma è ormai certo che l’annunciato nuovo ricorso contro la leadership dell’avvocato sia stato presentato.

Una vicenda dai contorni paradossali, che neanche un commediografo avrebbe avuto l’ardire di mettere in scena, percependo il rischio di apparire surreale: un leader politico presentatosi agli italiani come “avvocato del popolo”, la cui presidenza finisce per essere messa in discussione – a ripetizione – in tribunale. A questo copione, gli attivisti M5s dissidenti di Napoli, si sono evidentemente appassionati.

Se la volta passata a firmare l’atto di citazione erano stati in tre, questa volta sono ad affidarsi all’avvocato Lorenzo Borrè sono stati in otto. In discussione sono la nuova votazione dello statuto, la rielezione di Conte e le nuove cariche del partito. E di nuovo per le stesse ragioni che la prima volta hanno portato alla sospensione della leadership Contiana: su tutte l’esclusione dalla votazione degli iscritti con meno di 6 mesi di anzianità. Ma rispetto al passato c’è di più.

Nel mirino è finita infatti anche la convocazione che ha preceduto l’ultimo bagno di clic. Una “svista“, chiamiamola così, rintracciabile nella formula utilizzata da Paola Taverna.

Eccola:

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