Da lacchè a traditore: chi è Barr, il “contatto” fra Trump e Conte

L’inchiesta pubblicata oggi su “Repubblica” ripercorre in maniera dettagliata tutte le tappe del viaggio a Roma, datato estate 2019, di William Barr, ex attorney general dell’amministrazione Trump.

Il fatto che l’equivalente americano del nostro ministro della Giustizia abbia cercato di assecondare i desiderata dell’inquilino della Casa Bianca, è disdicevole, ma certo meno sorprendente del fatto che qualcuno a Palazzo Chigi, nello specifico Giuseppe Conte, abbia dato credito all’inverosimile tesi di un fantomatico complotto ordito ai danni di Trump, peraltro architettato in Italia. Se agì in buona fede, Conte fu vittima di riflesso pavloviano. Tipico inganno auto-prodotto, frutto di una percezione spropositata di sé, tale da convincere l’avvocato che l’Italia potesse essere centro del mondo, come lui probabilmente si considerava.

Da lacché a traditore. E Trump disse: “Devi odiare Donald Trump”

Indicato da Trump in persona il 7 dicembre 2018 per rilevare il dimissionario Jeff Sessions, confermato dal Senato il 14 febbraio 2019 con 54 voti a favore e 45 contrari, William Barr ha convissuto per quasi due anni con la fama di lacchè del presidente. Mai una parola fuori posto, mai un sopracciglio alzato, neanche dinazi alle surreali richieste del suo superiore. Fino all’Armageddon delle presidenziali.

La vittoria di Joe Biden arriva netta, insindacabile. Ma gli ultimi giapponesi all’interno dell’amministrazione Trump, forse per evitare di incappare nella sua ira, alimentano la convinzione del presidente: c’è stata una grande frode elettorale.

The Donald, ossessionato dall’etichetta del perdente, cavalca il canovaccio. E cerca qualunque appiglio per corroborare la tesi della “rigged election“, l’elezione truccata. Ma a mandare definitivamente all…

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