Diario di guerra (giorno 77): Draghi resta Draghi, nuove armi per Kiev (nonostante Conte)

Il tentativo di far passare la ricerca della pace come un cambiamento della linea del premier sulla guerra in Ucraina c’è stato. Quello di raccontarlo come un cedimento alle richieste dei “neutralisti” italici pure. Questo Blog lo ha denunciato ieri, ma sarebbe bastato in verità seguire con costanza le dichiarazioni di Mario Draghi dall’inizio della guerra per evitare una figuraccia, per comprendere che la posizione del presidente del Consiglio non è mutata.

Draghi lo ha ribadito anche poco fa, nella conferenza stampa all’ambasciata d’Italia a Washington. E chissà se i tanti megafoni dei populisti nostrani saranno così solerti da riportare anche il seguente passaggio: “Un punto molto importante è che questa pace dev’essere la pace che vuole l’Ucraina, non una pace imposta. Né da un certo tipo di Alleati né da altri“.

Ecco, Zelensky e gli ucraini non sono i pericolosi guerrafondai che i nostri talk show descrivono ogni sera della settimana. Semplicemente hanno intenzione di combattere per la loro terra, per respingere un invasore che li ha aggrediti (ogni tanto è bene ricordarlo). Fino a quando avranno forza e desiderio di farlo, l&…

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