M5s, 4 ore di processo a Di Maio. Conte: “Non voglio che passi da vittima”

Per comprendere a che punto sia arrivato il livello dello scontro fra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte basta ascoltare le parole infuocate che pronunciano Riccardo Ricciardi, Mario Turco, Michele Gubitosa. Sono loro, i tre vicepresidenti, gli uomini più vicini all’avvocato all’interno del Movimento, a spingere per una “cacciata” senza troppi fronzoli del ministro degli Esteri durante il Consiglio nazionale convocato d’urgenza per discutere degli attacchi degli ultimi giorni.

Sostengono che i precedenti sono dalla loro parte, come la base, pienamente consapevole che “Luigi ormai ha preso un’altra strada“. Aggiungono: senza un momento di chiarimento politico, esposti ad un Vietnam di dichiarazioni quotidiano, sarà impossibile risalire nei sondaggi. Ecco, il fatto che siano proprio loro a spingere per la linea dura, fornisce un indizio su quello che sarebbe l’istinto primordiale di Giuseppe Conte. Giacché è noto che in certi ruoli è un classico cercare di compiacere il capo con le parole che vuole sentirsi dire.

Eppure nella riunione via Zoom che può essere equiparata – per intenderci – alla direzione Pd, l’avvocato si dà un contegno, si dice addirittura “rammaricato” dagli attacchi personali subiti da Di Maio, esprimendo in un intervento che i suoi definiscono “molto equilibrato“, quasi un incredibile sentimento di stupore, rispetto all’offensiva del suo antagonista.

È teatro, certo, perché nel gioco delle parti ora Conte ha il problema di non passare come il leader che mette a tacere il dissenso, che sfregia la democrazia interna, come suggerito da Di Maio. Ma è pure modo di essere, indole. Perché il temporeggiatore di Palazzo Chigi è lo stesso che adesso si guarda intorno, chiede ai suoi costanti aggiornamenti su quanti parlamentari potrebbero seguire il ministro in caso di scissione, ed evita di apparire netto sulla questione del doppio mandato, per non urtare le sensibilità dei tanti che fino ad oggi si sono detti fedeli al nuovo corso, ma in assenza di garanzie sul futuro potrebbero cambiare idea. In questo senso, un silenzio che fa rumore nel corso della riunione è quello dell’altra vice, Paola Taverna. Poco prima di collegarsi ha pronunciato parole dure nei confronti …

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