Perché l’Occidente deve continuare ad opporsi a Putin, nonostante le minacce nucleari

Gli Stati Uniti prendono sul serio la minaccia nucleare” da parte di Vladimir Putin e se la Russia dovesse usare l’arma nucleare “ci saranno conseguenze gravi“. Bisogna partire dalle dichiarazioni di John Kirby, portavoce del Pentagono, per capire fino a che punto si sia ingarbugliata la matassa della guerra in Ucraina.

Nelle cancellerie occidentali è diffuso il convincimento che Putin non sia mai stato così debole: la mobilitazione parziale annunciata ieri è la prova che le cose sul campo di battaglia non stanno andando come augurato da Mosca. Eppure proprio questa fragilità manifesta spinge i leader NATO ad interrogarsi sulle prospettive del dittatore.

La domanda che resta sul taccuino è la seguente: davvero Putin sarebbe pronto a fare ricorso al suo arsenale atomico? Sul serio sarebbe capace di spingersi ad un’azione eclatante come cancellare dalla faccia della terra il simbolo della resistenza ucraina, l’Isola dei Serpenti, come alcuni analisti suggeriscono?

La risposta è sempre la stessa: “Sì, sarebbe pronto. Sì, ne sarebbe capace“. Il grado di disperazione e lucida follia dell’uomo di San Pietroburgo, però, impone a maggior ragione uno sforzo di massima unità nella controparte. Gli strateghi occidentali in queste ore hanno infatti osservato una vivida coerenza nelle mosse di Putin, segno che Vladimir Vladimirovich non ha (non del tutto) smarrito il senno.

Scegliendo di dichiarare una mobilitazione parziale, l’inquilino del Cremlino ha deciso di tenere al coperto del proprio cilindro un altro coniglio, da tirare fuori al momento opportuno. Putin sa bene che il reclutamento di 300mila uomini non sarà una passeggiata: bensì una sfida di stampo logistico, oltre che politico.

Così come sa bene che i riservisti in questione, per quanto militarmente preparati, avranno necessità di un periodo di messa a lucido di circa 3-6 mesi, che li renderà (relativ…

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