11 Ottobre 2022

Putin e la scelta di Surovikin: cosa significa e cosa dobbiamo aspettarci

Come sempre interessante il punto di vista di George Friedman, analista geopolitico celebre per la sua capacità di anticipare gli scenari. L’esperto, nel suo ultimo editoriale, si focalizza sul significato della decisione da parte di Putin di affidare al “generale Armageddon“, Sergei Surovikin, il comando delle operazioni militari in Ucraina.

Una mossa, quella del Cremlino, caldeggiata dai “falchi” russi e imbeccata in particolare da uno dei maggiori alleati di Putin, quel Ramzan Kadyrov che “sconvolto” dalla debolezza mostrata dall’esercito russo ha spinto per una svolta che portasse ad una “guerra di tipo ceceno”.

Il cambio al vertice militare è stato foriero di una nuova tattica, di cui il massiccio lancio di missili delle ultime ore è un chiaro indizio.

Spiega Friedman:

“La guerra consiste nell’infrangere la volontà di resistenza del nemico; un assalto spietato in cui tutto è visto come un possibile bersaglio è il primo passo. Il secondo passo è far capire ai soldati russi che rischiano un pericolo estremo dalla loro stessa parte se non si comportano bene sul campo di battaglia”.

Tutto questo serve, ma fino ad un certo punto:

Il morale e la motivazione sono importanti, ma non funzionano se l’esercito è mal equipaggiato o i suoi soldati poco addestrati. Il lancio di missili, quindi, è un segnale di ciò che ci aspetta in futuro, ma questo futuro non arriverà soltanto se le truppe avranno paura dei loro comandanti. Il futuro si ottiene con un buon addestramento a tutti i livelli, con armi adeguate e altri strumenti della guerra moderna. Per fare l’uno e l’altro, e idealmente entrambi, ci vuole tempo. Un bombardamento missilistico opportunamente pianificato aiuta un po’ in questo senso“.

Dunque, ricapitolando: la Russia ha alzato il livello dello scontro nella speranza di ottenere due obiettivi. Fiaccare la resistenza ucraina. Comprare tempo. Per guadagnare tempo, un attacco dalla frontiera sarebbe ancora più utile. Friedman ragiona:

Ci sono notizie di forze russe in Bielorussia, per esempio, e voci secondo cui l’esercito bielorusso si sta preparando alla guerra. Se fosse vero, una spinta verso sud dalla Bielorussia potrebbe far guadagnare tempo. Costringerebbe l’Ucraina a difendersi su un altro fronte e minaccerebbe la linea di approvvigionamento ucraina dalla Polonia. Naturalmente è più facile a dirsi che a farsi. Non è chiaro se la Bielorussia sia in grado di combattere una guerra ad alta intensità, e il solo atto di portare lì le truppe russe è complicato“.

D’altronde, secondo l’esperto, un attacco del genere “sarebbe stato possibile prima che l’esercito ucraino si rafforzasse e prima che gli Stati Uniti iniziassero a fornire armi in massa a Kiev. Allo stesso modo, anche un trattato di pace sarebbe stato possibile, se qualcuno fosse stato seriamente interessato“.

L’effetto del bombardamento missilistico, unito alla ricostruzione dell’esercito russo, scrive Friedman “ha probabilmente lo scopo di creare una posizione di vantaggio per la Russia là dove non esisteva. La studiata ferocia del nuovo comandante potrebbe, in teoria, creare una base per un accordo“.

In ultima analisi“, sostiene Friedman, “gli Stati Uniti controllano l’andamento della guerra in Ucraina, e di conseguenza l’Ucraina è ostaggio degli interessi americani. Ma poiché l’Ucraina ha delle vite in gioco, essa ha un limite su quanto a lungo e quanto intensamente combatterà la guerra. L’obiettivo americano è quello di tenere le forze russe il più a est possibile, lontano dalla NATO. L’obiettivo russo è riconquistare tutta l’Ucraina. Quindi, i progressi in un senso o nell’altro in questo conflitto dipendono in una certa misura dalla credibilità dei nuovi leader militari russi e dalla loro capacità di motivare le truppe in loco e di costruire una nuova armata entro primavera. Fino ad allora, devono dimostrare che i soldati già sul posto sono da prendere sul serio e che il peggio potrebbe ancora arrivare. Devono spaventare gli ucraini e gli americani“.

Friedman conclude: “La produzione di armi è alla base di questa guerra e gli Stati Uniti dominano la produzione. Se la Russia non riesce ad eguagliarla rapidamente, dovrà fare delle concessioni, possibilmente importanti. Questo è il problema della battaglia che il nuovo comando russo si troverà ad affrontare“.

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