Il ritorno impossibile di Boris Johnson

‘Sto tornando, Dudders, lo faremo. Sono pronto“. Sono queste le parole che Boris Johnson ha rivolto poche ore fa al parlamentare James Duddridge, prima di abbandonare la vacanza ai Caraibi ed imbarcarsi con moglie e figli su un volo per Londra. Troppo forte il richiamo della foresta, quello della politica.

Classe economy, profilo basso, qualche fischio, sicurezza dispiegata per evitare troppo clamore. Ma alla fine uno scatto rubato in volo arriva: lo ritrae nella posa del calciatore intento ad aggiustarsi gli scarpini prima di calciare il rigore più importante della carriera. De Gregori diceva che “un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia”, Boris è provvisto in abbondanza della prima e della terza qualità. Potrebbero bastargli per completare uno dei ritorni in sella più clamorosi che la politica inglese e occidentale ricordino.

È stato il primo a crederci, a convincersi che lui, “l’uomo del destino”, non potesse essere relegato ai margini della storia con tutta questa facilità. “Hasta la vista, baby”, aveva detto ai Commons nel suo ultimo intervento da primo ministro. Boris come Terminator, Boris che dà l’arrivederci: perché prima o poi ce la farà a tornare. Per la cronaca: Terminator, dopo quel finale, fu protagonista di altri quattro sequel.

Era l’uomo che non ha mai perso un’elezione, il talismano Tory, per qualcuno lo è ancora: Liz Truss è caduta, era “unfit” per il governo, chi può recuperare i 30 punti di ritardo dai Laburisti? Ovvio, solo lui, Boris. I vincenti sono fatti così: scorgono opportunità dove tutti gli altri vedono guai. Sono un po’ folli e un po’ arroganti: anche queste sono doti necessarie per realizzare un’impresa. La prossima a cui BoJo è chiamato è la seguente: convincere almeno 100 parlamentari Conservatori ad esprimersi a favore del suo ritorno alla guida del partito. Ha tempo fino alle 15 (ora italiana) di lunedì per ottenere il magic number. Secondo gli ultimi conteggi della BBC sarebbe attualmente a quota 44, mentre il suo ex Cancelliere dello Scacchiere avrebbe già oltrepassato la soglia in questione pur senza aver ancora ufficializzato la propria corsa alla leadership. Neanche Boris lo ha fatto, la sola ad uscire allo scoperto è stata la promettente Penny Mourdant. In Inghilterra c’è chi giura che la leader dei Commons, qualora Johnson riuscisse a qualificarsi per il ballottaggio (primarie aperte a tutti i membri del partito) potrebbe unire le forze con Sunak per cercare di evitare il ritorno dell’uomo più forte e allo stesso tempo più imprevedibile della politica inglese.

Uscendo per l’ultima – anzi, l’ultima? – volta da Downing Street, Boris Johnson si era dimostrato perfettamente consapevole del fatto che la politica è un valzer, un giro di giostra in cui è importante saper uscire di scena.”This is it”, aveva detto, traducibile nel napoletano “chest’è”, popolo con cui BoJo condivide un tratto di genio e (molta) sregolatezza.

Salvo aggiungere: “Come Cincinnato, sto ritornando al mio aratro“. Grande estimatore della cultura classica, BoJo sa perfettamente che dopo il ritiro dalla politica il contadino-dittatore venne implorato dai senatori, mentre lavorava la terra, di tornare al suo posto.

Ma forse nemmeno il più ottimista della compagnia – lui, per intenderci – avrebbe saputo ipotizzare la possibilità di tornare a cavalcare l’onda così velocemente, dopo esserne stato appena travolto. Per questo Johnson ha già vinto. Perché ha dimostrato di saper ballare al ritmo della politica inglese meglio di chiunque altro. Lionel Richie avrebbe detto: “Lasciate suonare la musica. Per tutta la notte”

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