Midterms USA: maxi-guida alle elezioni più importanti per i prossimi due anni

Se l’incertezza è il fattore dominante dell’anno, allora le Midterms non potevano fare eccezione. La politica Usa si ferma per guardarsi allo specchio, per scattare una fotografia al giro di boa della grande corsa che condurrà tra due anni (ebbene sì, solo 2) alle elezioni presidenziali.

Cosa c’è in palio? La risposta corretta è la seguente: il rinnovo di 435 deputati alla Camera e di 35 seggi al Senato. E poi 36 poltrone da governatore dello Stato, per non parlare delle centinaia di referendum statali e delle migliaia di cittadine chiamate ad indicare il proprio “mayor“. Poi però c’è dell’altro. C’è la risposta politica. Quella per cui Joe Biden corre il rischio di trasformarsi nella cosidetta “anatra zoppa”, nell’inquilino della Casa Bianca che non controlla le camere (una o due?) ed è vittima dei veti del partito rivale, che prova a logorarlo fino alle prossime presidenziali.

La storia dice che il presidente soffre, soffre sempre appuntamenti del genere. E qui si dipanano le più diverse teorie. C’è la voglia dell’elettorato di punire il suo partito per una vita che non è quasi mai come da promesse. C’è il ciclo economico da considerare. Ma qualcuno chiama in causa anche il cosiddetto “thermostatic model“, l’idea che l’elettorato agisca come un termostato: l’agenda Biden è troppo liberal? Ok, spingiamo un po’ i Repubblicani. E viceversa.

Ma cosa può succedere questa notte? Alt. Stanotte inizia lo spoglio: se ricordate com’è finita nel 2020 fra Biden e Trump non sarà una sorpresa scoprire che non avremo subito tutti i risultati. E allora? Allora le basi. È opinione diffusa che la Camera dei rappresentanti sia da considerarsi persa per i Democrats. Diverso il discorso per il Senato, dove i seggi in palio sono 35, di cui 21 appartenenti ai Repubblicani e 14 ai Democratici. Traduzione: il partito di Biden ha meno feudi da difendere, meno da perdere.

Il New York Times racchiude ciò che potrebbe accadere in quattro grandi scenari.

  • Primo scenario. Una chiara vittoria del Partito Repubblicano. Già nelle prime ore della notte la mappa del collegio elettorale USA potrebbe iniziare a tingersi di rosso, senza che questo rappresenti per forza un “red mirage” in stile 2020, quando i voti espressi di persona contati prima di quelli per posta “illusero” i trumpiani di aver tenuto la presidenza. In questo scenario i Repubblicani registrano successi comodi e rapidi in North Carolina, Florida, Ohio; il New Hampshire potrebbe essere ad un passo e il Wisconsin nella colonna del Gop prima di andare a nanna. Altri segnali di un successo del Partito Repubblicano potrebbero arrivare da una serie di distretti cruciali alla Camera, in particolare nel sud-est degli States (segnate il 13° della Carolina del Nord e il 2° della Virginia).
  • Secondo scenario. I democratici limitano i danni. Per farcela devono vincere tre corse su quattro al Senato tra Pennsylvania, Georgia, Arizona e Nevada, evitando possibilmente testa a testa umilianti in corse tinte storicamente di “blu” (il colore dem negli USA), come quelle per il governatorato di New York e il seggio senatoriale di Washington.
  • Terzo scenario. Repubblicani a valanga. La comparsa della “red wave“, l’onda rossa del Gop. Indizi di una serataccia per Joe Biden: una chiamata rapida delle vittorie repubblicane in Florida, al Senato con Marco Rubio e per il ruolo di governatore con Ron DeSantis. Ancora: uscenti dem alla Camera nel sud dello Stato, tra cui anche pezzi grossi conosciuti a livello nazionale (non inter-) come Debbie Wasserman-Schultz, potrebbero ritrovarsi invischiati in pericolosi testa a testa. In North Carolina e Ohio i Repubblicani potrebbero dilagare. E addirittura in Georgia il controverso candidato al Senato, Herschel Walker, vincere evitando il ballottaggio scollinando il 50% dei voti (c’è il libertario Chase Oliver a rompere le uova nel paniere ai due maggiori partiti). Il punto esclamativo della vittoria “landslide” sarebbe un successo Gop in New Hampshire.
  • Quarto scenario: Democratici che tengono entrambe le camere. È difficile, improbabile, ma il guru dei sondaggi USA, Nate Silver, si è dannato per far capire che per quanto stretta, la via per un risultato del genere esiste. Sarebbe politicamente e storicamente difficile da spiegare, ma sorprese sono ritenute possibili in Stati come Wisconsin, Ohio, North Carolina. Se i Democratici resteranno in corsa in ​​tutti e tre, o addirittura ne vinceranno uno, sarà chiaro che la vittoria attesa dal Gop non si paleserà.

Il contesto è quello di un’America in cui la maggiore preoccupazione è quella per l’inflazione, perché alla fine la minaccia alla democrazia, l’assalto al diritto all’aborto, ovviamente contano ma il tema prioritario per le famiglie è quello che ha consentito ad uno sconosciuto governatore dell’Arkansas di issarsi fino alla Casa Bianca: “It’s the economy, stupid“.

Trump spera di utilizzare la vittoria alle Midterms come trampolino di lancio per l’annuncio di una ricandidatura che sembra ormai questione di “quando” non più di “se”. Pochi giorni fa ha rinverdito la falsa retorica del rischio brogli. Ha chiesto ai suoi di “vincere a valanga per impedire che ci rubino la vittoria“. Per poi aggiungere: “Ci riprenderemo l’America e la nostra bellissima Casa Bianca“.

Le partite da tenere d’occhio

Riflettori puntati sulla Pennsylvania, nuovo swing-state per eccellenza, dove l’atipico vice-governatore democratico dello Stato, John Fetterman, colpito da ictus durante la campagna, sfida il l’ex dottore tv Mehmet Oz (ma Oprah che lo ha reso famoso nel suo show si è espressa contro il repubblicano).

E sul Nevada. Se la Pennsylvania tiene, i Repubblicani devono vincere Nevada e Georgia per assicurarsi il controllo del Senato. Se crolla la Pennsylvania basta il Nevada. Ma attenzione: senza il Nevada le chance di un Senato a controllo Gop crollano all’11%, con il Nevada salgono al 56%. Numeri, previsioni, voti. Prossima fermata, Midterm.

Cosa succede se…

Il Washington Post ha analizzato tre scenari per comprendere quali potrebbero le conseguenze del voto.

  • Primo scenario. I repubblicani prendono la Camera, i democratici mantengono il Senato. La legislazione subisce una battuta d’arresto, si gioca sul reciproco ostruzionismo. In una Camera a guida Gop i trumpiani potrebbero sciogliere la commissione 6 gennaio sull’assalto a Capitol Hill. A finire sotto accusa potrebbero essere gli stessi membri della commissione, le società di telecomunicazioni che hanno consegnato i tabulati per l’inchiesta, gli stessi Joe Biden e il figlio Hunter.
  • Secondo scenario. Cappotto repubblicano. Camera e Senato a guida Gop? È lo scenario più probabile: d’altronde basta che rimontino uno svantaggio di appena cinque seggi su 435 alla Camera e di uno solo sui 35 in palio al Senato. L’agenda Biden sarebbe tenuta ostaggio dei veti repubblicani, intenzionati a rendere evidente l’inefficacia del presidente con la corsa alla Casa Bianca all’orizzonte. In caso di nuovo seggio vacante alla Cort…

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