Mario Draghi aveva ragione

Mario Draghi era nel giusto. Presentandosi al Parlamento nel febbraio 2021 per chiederne la fiducia, disse che il suo era “semplicemente il governo del Paese”, senza bisogno di alcun aggettivo che lo definisse. Non mentiva.

E se un anno e mezzo di scelte pragmatiche, spogliate di qualsivoglia furore ideologico, ispirate esclusivamente dal perseguimento dell’interesse nazionale non è bastato a renderlo evidente, allora le ultime ore sono venute in soccorso dei meno attenti, o dei meno intellettualmente onesti. Lo hanno fatto nel modo migliore, nel solo che il tempo galantuomo riconosce sempre: chiarendo l’importanza dei lasciti del suo esecutivo, dandogli atto di aver operato per il bene. Bastino due esempi.

Se è per governare le emergenze che Draghi è stato chiamato dal capo dello Stato, allora è su queste che bisogna giudicarne l’azione, la saggezza della condotta. In primis sulla pandemia, piaga sanitaria che al momento dell’insediamento dell’ex premier registrava la profondità di una voragine, complice l’incapacità di trattarla a dovere.

Così la Corte Costituzionale, proprio ieri, ha sancito che le scelte del legislatore (Draghi, appunto) non furono “né irragionevoli, né sproporzionate” in tema di obbligo vaccinale. Illuminando di ragionevolezza il dibattito, assestando uno schiaffo ai no vax dopo le carezze riservategli da Giorgia Meloni con la decisione (inquietante e strumentale) di reintegrarli in servizio per decreto, con due mesi di anticipo rispetto al previsto.

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