Ucraina, forte pressing USA su Scholz prima del vertice di Ramstein: “Date a Kyiv i Leopard per resistere”

Alla vigilia del decisivo vertice nella base USA di Ramstein, in Germania, sull’asse Washington-Berlino si registra la tensione più alta dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Il cancelliere tedesco Scholz è infatti da giorni protagonista di un’ostinata resistenza rispetto alla richiesta della Casa Bianca: consegnare a Kyiv i carri armati Leopard 2, ritenuti cruciali per la difesa ucraina.

Dichiarazioni di funzionari tedeschi, citate dal Wall Street Journal nella serata di ieri, tradiscono la portata della sfida: la Germania, fanno sapere, non consentirà agli alleati di cedere i Leopard 2 di fabbricazione tedesca – su cui Berlino mantiene la licenza di esportazione – né darà via i suoi tank, a meno che gli Stati Uniti non decidano di fare lo stesso con i loro Abrams. Mossa politicamente astuta, vendibile all’opinione pubblica come logica, oltre che legittima. Ma militarmente immotivata.

Il numero 3 del Pentagono, Colin Kahl, ha infatti chiarito come l’Abrams non sia, molto semplicemente, ciò di cui l’Ucraina necessita. Colpa del lungo e complicato addestramento che i soldati di Kyiv dovrebbero sostenere, dell’impossibilità di assicurare al sistema un’adeguata manutenzione, della difficoltà nel reperire eventuali pezzi di ricambio. Problemi che verrebbero meno se la Germania acconsentisse a cedere i suoi “panzer“, largamente utilizzati da Paesi NATO ed UE, facili da maneggiare (si parla di 3-6 settimane di addestramento) dunque ideali – oltre che per capacità di sfondare le linee nemiche – anche sotto il profilo logistico.

Perché la Germania non vuole cedere i suoi Leopard 2

Il veto di Berlino viene spiegato ufficialmente con la volontà di non favorire un’escalation ulteriore del conflitto, ufficiosamente col desiderio di non irritare il Cremlino in vista di un domani meno belligerante. Anche così si spiega il violento pressing americano: alla telefonata Biden-Scholz di martedì è seguita infatti la “missione” del segretario alla Difesa americano, Lloyd Austin, deciso ad anticipare il suo viaggio alla volta di Ramstein per incontrare prima del vertice il nuovo omologo tedesco Boris Pistorius, lo “Sceriffo rosso” fresco di giuramento dopo le dimissioni di Lambrecht. È facile immaginare che il colosso del Pentagono rinnoverà le richieste statunitensi, affinché nella riunione del Gruppo di Contatto sull’Ucraina che vedrà confluire a Ramstein i ministri della Difesa dei Paesi Alleati e partner impegnati attivamente nel sostegno ucraino, Berlino conceda se non i propri tank, quanto meno a…

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