Proteste in Iran, la calma prima di una nuova tempesta

Smentita la narrazione dei cacciatori di like, da settimane impegnati nel raccontare l’imminente caduta del regime (questione di minuti, il tempo di pubblicare un nuovo post), serietà impone di capire a che punto sia la notte per milioni di persone in Iran.

Le notizie che giungono dal Paese suggeriscono come probabile approdo della protesta una nuova fase di relativa calma, prima di un’altra tempesta. L’Institute for the Study of War in questo senso si sbilancia: il movimento di protesta iniziato con l’uccisione di Mahsa Amini ad opera del regime ha raggiunto il proprio culmine.

Nella dottrina militare americana, questa fase è il “punto in cui una forza non può continuare l’attacco e deve assumere una postura difensiva o eseguire una pausa operativa“.

Nella valutazione degli analisti ISW, tale descrizione può essere assimilata al movimento di protesta iraniano, la cui parabola viene non a caso definita “culminata” piuttosto che “conclusa“.

Sussistono infatti tuttora le condizioni affinché gli oppositori anti-regime tornino a creare grattacapi alla Repubblica Islamica. Di più: è addirittura probabile che scontato il calo fisiologico determinato da condizioni climatiche avverse ed umana stanchezza, tornino a scoppiare nuove proteste di massa.

Ciò che appare certa è l’impossibilità di riportare indietro le lancette dell’orologio per il regime, uscito definitivamente dal cuore di milioni di persone in Iran; oggetto del risentimento di diverse sacche di popolazione, in particolare tra i più giovani; costretto dal coraggio dei manifestanti a convivere con il pensiero di una lotta che non si esaurirà nello spazio di poche settimane.

A tal proposito gli analisti del Critical Threats…

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