21 Ottobre 2023

Israele e la tentazione di un attacco preventivo contro Hezbollah: l’idea di Gallant e la preoccupazione USA

Sbaglia chi crede che tutto si risolverà con un nulla di fatto, che il tanto atteso colpo di Israele infine non verrà. Non è il desiderio di vendicare il dolore, la smania di sfogare la rabbia che scorre nelle vene dei soldati colti di sorpresa il 7 ottobre e ora vogliosi di restituire il favore ai terroristi di Hamas. E no, nemmeno è la voglia di Bibi Netanyahu di dimostrare ai suoi connazionali che il soprannome di “Mr. Security“, che per anni gli ha fatto compagnia, qualcosa voleva pur dire.

Il punto è che Tel Aviv convive con la consapevolezza che solo chi abita quella parte di mondo nei suoi panni – ovvero quelli di unica democrazia del Medio Oriente – è in grado di comprendere pienamente. E cioè con la certezza che una mancata risposta condurrebbe alla fine dello Stato Ebraico per come fino ad oggi lo abbiamo conosciuto.

Si dice che nel gabinetto di guerra israeliano, nel confronto che da giorni vede impegnate leadership politica e militare, gli Stati Uniti abbiano ravvisato con preoccupazione la presenza di una dinamica simile a quella che portò vent’anni fa alla decisione di invadere l’Iraq. Al di là della compattezza di facciata, ritrovata grazie alla salvifica formazione di un governo di unità nazionale, falchi e colombe combattono così ogni giorno una piccola guerra sulla strategia da intraprendere. E spesso, nell’impossibilità di trovare una sintesi, è un voto a maggioranza a stabilire la linea vincente, e il futuro di questa nazione.

La tentazione di un attacco preventivo contro Hezbollah. I timori e i rischi per l’America. Netanyahu e il messaggio ai soldati che per primi sfideranno la morte

Pare proprio sia stato attraverso una dinamica simile che l’opzione di un attacco preventivo contro il Libano, perorata dal ministro della Difesa Yoav Gallant, sia stata abortita.

Appurato che il mito della sicurezza israeliana è un falso, è stata la tesi di Gallant, Tel Aviv dovrebbe ridisegnare lo scenario regionale per intero. L’idea sarebbe la seguente: utilizzare l’invasione di Gaza come espediente per cogliere di sorpresa a nord un nemico anche più temibile di Hamas: il solito Hezbollah. Sostiene il New York Times che lo stesso Netanyahu abbia per qualche tempo accarezzato l’ipotesi in questione. Né è oggi chiaro se sia definitivamente fuori causa. E, nel caso, se a farla naufragare siano stati un’attenta analisi dei rischi o i moniti provenienti dagli alleati, in particolare da Washington.

Non c’è dubbio che la Casa Bianca sia impegnata da giorni in uno sforzo diplomatico

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