Se Salvini fosse serio non andrebbe a Verona

Ho spiegato ieri perché a mio avviso il Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona è una porcata, punto. Quando ho scritto l’articolo, però, non erano ancora uscite le immagini del feto di gomma distribuito tra i gadget dagli organizzatori del convegno. Migliore rappresentazione del degrado etico delle persone che rappresentano questo meeting non avrebbe potuto esserci: un embrione di 10 settimane, accompagnato da un cartellino con la scritta: “L’aborto ferma un cuore che batte”!. Sembrerebbe lo scherzo macabro del maniaco di un film horror: è invece il souvenir di un evento a cui prenderà parte oggi Matteo Salvini.

Adesso mancano ancora alcune ore prima dell’intervento del vicepremier, previsto intorno alle 16. C’è ancora tempo per un’inversione di rotta che farebbe bene prima a lui e poi al Paese. Non è ammissibile che il vicepremier italiano presti il volto a queste iniziative barbare e anti-storiche. Non è possibile che non si renda conto della gravità di certe teorie assurde e malsane, attribuibili alle peggiori sette più che a politici e studiosi.

Glielo diamo come consiglio: Salvini non vada a Verona. Inventi una scusa: dica che ha il mal di denti, dica che il figlio ha la febbre e che il suo compito è come sempre quello di fare “da ministro e da papà”. Dica ciò che vuole: ma non vada.

Ne guadagnerebbe un’apertura di credito da parte di milioni di italiani di centrodestra e centrosinistra che apprezzerebbero la capacità del ministro di cambiare idea su un evento rivelatosi terrificante per i suoi contenuti.

Testimonierebbe, con questo gesto, la potenzialità di trasformare le sue politiche estremiste in qualcosa di almeno lontanamente vicino alla ragione, alla moderatezza, alla realtà.

Perderebbe qualche voto a destra, ma li rimpiazzerebbe in abbondanza al centro, si fidi.

Tutti ottimi motivi per non partecipare, non crede?

Eppure ne basterebbe uno solo: se Salvini fosse serio non andrebbe a Verona.

Perché il Congresso delle Famiglie di Verona è una porcata

Quando una carica istituzionale, in questo caso il vice-presidente del Consiglio, decide di prendere parte ad un evento dal così alto valore simbolico come quello del Congresso delle Famiglie di Verona, non può valere il discorso secondo cui di quella manifestazione si abbracciano soltanto i concetti che fanno più comodo.

Ci spieghiamo: Salvini che dice di andare a Verona per “pappagallare” e strumentalizzare le parole del Papa (e non è la prima volta) sulla famiglia formata da un uomo e una donna deve assumersi le responsabilità di tutto il pacchetto che il convegno rappresenta. Un esempio più chiaro, alla portata del leghista: è come se un musulmano moderato si presentasse ad un ritrovo di terroristi di Al-Qaida sostenendo che di fondo c’è la comune fede in Allah. Poi se gli estremisti ammazzano le persone è un problema loro. Chiaro il paragone?

Una volta spiegato il “principio” per cui Salvini sbaglia ad andare a Verona, entriamo nella sostanza. Perché sullo stesso palco del nostro vicepremier salirà ad esempio Dmitri Smirnov, esponente della Chiesa ortodossa russa, secondo cui le donne che scelgono di abortire sono “assassine e cannibali“. C’è poi un liberale come Jim Garlow, pastore americano secondo cui le coppie omosessuali ridurranno la nostra società in schiavitù e sono uno strumento del Demonio per distruggere Dio. Ha ritirato la sua partecipazione in extremis la signora Silvana De Mari, italiana, secondo cui
l’atto sessuale tra due persone dello stesso sesso è una forma di violenza fisica usata anche come pratica di iniziazione al satanismo“. E’ evidente che la sua assenza sarà compensata dalla nigeriana Theresa Okafor, che ha
sostenuto la legge che prevede pene di reclusione fino a 14 anni per i membri di coppie omosessuali.

Ora l’elenco è lunghissimo, si potrebbe continuare all’infinito, ma è chiaro che a Salvini sfugge un concetto: quello di libertà. Perché non basta difendersi da Barbara D’Urso dicendo che ognuno nella sua camera da letto può fare quel che vuole se poi ci si mescola con personaggi di questo tipo, se si strizza l’occhio a posizione omofobe e anti-femministe, se le si avalla con la propria presenza, “da ministro e da papà”, come ama ripetere a sproposito ormai su ogni questione.

E attenzione a non cascare nella scusa ufficiale dei leghisti, quella che per intenderci fa capo al ministro Fontana, secondo cui il vero problema dell’Italia sono le culle vuote. Non è partecipando al Congresso delle Famiglie di Verona che aumenterà la natalità. Per farlo sarebbe stato più utile trascorrere una giornata in Parlamento o in Consiglio dei ministri, adottare delle misure concrete come gli sgravi fiscali per chi assume le donne, le stesse che una gravidanza spesso non possono nemmeno sognarla perché non hanno un lavoro; stanziare un assegno di maternità universale e misure di sostegno per le famiglie più numerose. Sono queste le politiche che aiutano la famiglia “naturale”, sono queste le cose da fare per passare veramente “dalle parole ai fatti”. Non le vergognose passerelle affianco a personaggi da cui prendere le distanze senza se e senza ma.

Perché le famiglie “tradizionali” italiane non sono formate da estremisti, oltranzisti, omofobi e antifemministi. Le famiglie “tradizionali” italiane sono composte da gente perbene che coltiva le proprie convinzioni ma riconosce i diritti altrui. Non come al Congresso delle Famiglie di Verona, che è una porcata, punto.