L’importante è partecipare

Salvini e Di Maio

Se l’assegnazione delle Olimpiadi Invernali 2026 a Milano-Cortina ha fatto valere per l’Italia il principio che “l’importante era vincere, non partecipare“, lo stesso non può dirsi per un governo il cui motto è l’originale di De Coubertin: “L’importare non è vincere, ma partecipare“.

Se ne ha la chiara impressione nell’ennesimo vertice pre-consiglio dei ministri in cui non si raggiunge uno straccio d’intesa su un punto che sia uno: no alle Autonomie, no alla revoca delle concessioni autostradali ad Atlantia, no ad una quadra sulla strategia per evitare una procedura d’infrazione che incombe, no ad un qualsivoglia punto d’accordo su una delle questioni che un governo non dico speciale, ma almeno normale, dovrebbe essere in grado di gestire.

Perché è chiaro che da un po’ di tempo a questa parte il gioco del cerino occupa i pensieri di tutti. Con Salvini deciso a tirare la corda per vedere fin dove arriva e Di Maio attento a non opporre più di tanto resistenza, a concederne ogni giorno un pezzetto in più, troppo preoccupato che si spezzi, ma ignaro del fatto che prima o poi gli sfuggirà totalmente di mano.

Resta l’idea di un caos annacquato soltanto per poche ore dal successo olimpico, pure quello diventato presto terreno di scontro, da “vittoria di tutti” a rivendicazione di chi non c’ha creduto prima e ha esultato dopo.

E’ l’immagine di un governo unito solo quando si tratta di salire sul carro del vincitore, per nulla interessato alla direzione che questo prende. Basta montare sopra, esserci. Partecipare, appunto.