No, caro Di Maio: dalla compattezza del M5s non dipende il futuro dell’Italia

di maio pensieroso

 

Per la seconda volta in pochi mesi il MoVimento 5 Stelle viene meno alle proprie promesse elettorali. Il primo impegno mancato è stata la chiusura dell’ILVA (e menomale). Il secondo la mancata realizzazione del gasdotto Tap, sempre in Puglia, che alla fine si farà (altro sospiro di sollievo). Di Maio si difende sostenendo che non avevano avuto modo di vedere le carte: ma che politico è, anzi, è un vero politico quello che promette la luna senza sapere se avrà una navicella in grado di conquistarla?

Ma c’è di peggio. Di Maio oggi interviene sul blog del MoVimento con un articolo in cui chiede ai suoi di restare “molto compatti. Fusi insieme. Come la testuggine romana”. Questo perché alcuni, a quanto pare, stanno iniziando a sfilarsi, a storcere il naso, a rappresentare il cosiddetto “malcontento della base”. Per questo, riferendosi a questi soldati  indisciplinati, Di Maio dice “il risultato è che minaccia di sfilarsi dalla testuggine mettendo a repentaglio non solo il Governo, ma anche le possibilità dell’Italia di avere un futuro diverso da quello che gli altri avevano già scritto per noi”.

Non è finita. Di Maio conclude:”E’ bene infatti avere molto chiaro che dalla compattezza della testuggine del MoVimento dipende non solo il futuro del governo, ma anche quello del nostro Paese. Chi si sfila si prende questa responsabilità dinanzi ai cittadini e di questo dovrà renderne conto”.

Due appunti, caro Di Maio.

Uno, stai tranquillo: l’Italia per fortuna non è il MoVimento 5 Stelle. L’Italia è un grande Paese con una grande Costituzione, un grande Presidente della Repubblica e una “società civile” che non vi consentiranno di distruggerci.

Due, dici che se le cose andranno male sarà colpa di chi si sfila. Una volta la manina, una volta quelli che non fanno vedere la carte, ora quelli che lasciano il posto nella testuggine.

Ma una volta, una sola, pensi di assumertela qualche responsabilità?

Professore di supercazzola

 

Dice e non dice, perché non sa. Avanza e subito arretra, perché di più non può. Giuseppe Conte è l’equilibrista che cammina su un filo sottile, e senza reti di protezione. Perché fare vorrebbe, ma nulla può fare. Perché un passo falso e cade di sotto, una dichiarazione fuori posto e uno tra Salvini e Di Maio apre la botola: via di sotto, giù, e il governo non c’è più.

Così succede che una conferenza stampa sull’agenda del futuro finisca per trasformarsi in un diario dei sogni, in un continuo procrastinare le incombenze all’autunno (quando va bene), in una fumosa richiesta di tempo ad oltranza.

E allora a chi gli chiede cosa sarà della Tav risponde che a breve “si farà una sintesi” delle diverse istanze, dimenticando che Sì e No in politica non possono mai diventare Ni.

A chi gli domanda del gasdotto Tap ripropone lo stesso schema, ma in più scopre l’acqua calda: “Alla fine ci sarà una sintesi politica che spetta al consiglio dei ministri con i suoi ministri“.

Sulla Rai è quanto meno onesto:”Come se ne esce? Il presidente del Consiglio non ha una formula da offrire: valuteremo“.

Il Presidente Conte valuterà, vedrà, sintetizzerà: forse un giorno qualcosa farà.

Intanto le sue risposte suonano più o meno così: “Tarapia tapioco come se fosse antani con la supercazzola prematurata, con lo scappellamento a destra“.

Il CONTE Mascetti di Amici miei sarebbe fiero di lui.

Doveva essere l’avvocato del popolo italiano. Per ora è un professore di supercazzola.

Toc toc: Tav e Tap?

di maio bersaglio mobile

 

Bussi alla porta del governo, “toc toc”: e ti aspetteresti di ricevere risposta, “chi è?”. E invece qui le cose vanno al contrario. Se proprio hai voglia di battere le nocche sull’uscio, se davvero credi che bussare serva pure a qualcosa, in conto devi mettere il fatto di farla tu una domanda: “Toc toc, chi c’è?”.

Sì, perché se chiedi al Presidente del Consiglio Conte ti senti rispondere che sulla Torino-Lione non hanno ancora deciso niente. Al massimo ti rimanda al ministro per le Infrastrutture Toninelli, che com’è tipico di questo governo compra tempo: ripassa in autunno, almeno.

Salvini invece un’idea sua già ce l’ha, da buon tuttologo. Con la Tav bisogna andare avanti. E col Tap? Col gasdotto che dovrebbe rifornire l’Italia direttamente dal Mar Caspio? Su quello per ora non interviene. Tanto non sono problemi suoi. Piuttosto toccherà a Di Maio spiegare alla gente di Melendugno che quando si è impegnato a bloccare il progetto scherzava: erano solo promesse. Il MoVimento come tutti gli altri…

Perché alla fine nemmeno i populisti potranno a lungo schivare gli ostacoli che l’amministrazione di una grande nazione come l’Italia comporta. Perché uscire unilateralmente dall’accordo sulla Tav, oggi, significherebbe pagare almeno 2 miliardi di euro di penale. Quanto alla Tap, i numeri fanno impressione. C’è chi valuta i danni complessivi di un eventuale stop all’operazione tra i 40 e i 70 miliardi di euro. Il governo si limita a 15, che fanno comunque una legge di bilancio.

E allora eccolo, uno dei primi veri bivi della storia a 5 Stelle. Come si coniuga l’ancoraggio alle origini con la responsabilità di governo? Il prezzo da pagare per arrivare alla vittoria è stato promettere l’impossibile.

Ma il conto al tavolo, prima o poi, arriva sempre.

E verrà il giorno che gli elettori del Val Susa e quelli di Melendugno, ma non solo, busseranno alla porta di Di Maio e del M5s: “Toc toc: Tav e Tap?”.