L’avvocato Conte, che sa già di Azzecca-garbugli

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C’è da dire che Giuseppe Conte ha mostrato una buona dose di coraggio a scegliere per sé la definizione di “avvocato del popolo italiano“. Non fosse altro perché di Avvocato, nell’immaginario collettivo nostrano, resterà sempre e comunque uno solo: l’Avvocato appunto, Gianni Agnelli.

Certo nessuno sa con certezza se quell’appellativo il nobile Conte se lo sia dato da solo oppure se un paio di sceneggiatori (due a caso) abbiano deciso al suo posto di inserire nel primo e imbalsamato discorso da premier incaricato un’indicazione di ciò che ci aspetta.

E sì, perché se Conte sarà il nostro avvocato difensore c’è da pensare che qualcuno vorrà accusarci, attaccarci. La retorica del complottismo, del “ce l’hanno tutti con noi, poveri italiani che siamo” non è destinata a svanire in fretta, purtroppo.

Però nel darsi questa definizione Conte sembra confermare l’idea che quello nascente sia tutto tranne che un governo politico. È una connotazione da tecnico, quella che Conte si è scelto. Monti era il Professore, ad esempio. E lo è rimasto anche dopo aver lasciato Palazzo Chigi. Di Conte cosa diremo tra 5 anni? Verrà naturale chiamarlo Presidente?

L’impressione (almeno la prima) è che il premier incaricato sia destinato ad essere ricordato come un avvocato celebre della storia italiana, eppure non propriamente stimato: tale Azzecca-garbugli. Quello che Renzo (non Renzi, sia chiaro!) ne I Promessi Sposi definisce “l’avvocato delle cause perse“. Quello che s’ingegna di volta in volta per trovare le scappatoie legali per giustificare gli azzardi di don Rodrigo.

In questo caso la fatica sarà doppia: i don Rodrigo sono almeno due, Di Maio e Salvini. Nella speranza, tra qualche mese o addirittura qualche anno, che il nostro Azzecca-garbugli non prenda in prestito la frase che Manzoni fece pronunciare a Lucia: “Non sono io che ho cercato guai, ma sono i guai che hanno cercato me“.

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