Tra tecnici e pifferai tragici

Il dibattito sui minibot ha innescato negli ultimi giorni una sorta di derby: da un lato gli esperti, i cosiddetti “tecnici”, che hanno bocciato lo strumento proposto dalla Lega per pagare i debiti della Pubblica amministrazione; dall’altro i politici, come Di Maio e Salvini, che improvvisamente hanno riassaporato il gusto di trovarsi d’accordo su un tema che sia uno: perché quando si tratta di essere populisti ogni lasciata è persa.

Ora non serve il mio contributo per sottolineare come i tanto vituperati tecnici, gente come Mario Draghi e Giovanni Tria, abbia certamente carte più in regola per esprimersi su questioni di natura economica come minibot, debito, deficit e affini rispetto ai sopracitati leader politici, decisamente carenti quando si parla di argomenti simili.

Ma attenzione al gioco subdolo tentato da Di Maio. Con un post su Facebook il capo politico M5s ha suggerito: “Se lo strumento per pagare le imprese non è il minibot il Mef ne trovi un altro. Ma lo trovi, perché il punto sono le soluzioni”. Salvini si aggiunge al coro e fa presente a Tria che il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione è urgente “e questo dev’essere chiaro a tutti, in primis al ministro dell’Economia“. Lo schema è evidente: il rimpallo di responsabilità non è una novità. Ma il metodo dello scaricabarile da parte della politica nei confronti dei tecnici non può essere consentito.

Il ministro dell’Economia può andare a caccia di risorse – come ha fatto quando si è trattato di imbastire (in deficit) misure come Quota 100 e reddito di cittadinanza – ma devono essere i leader dei partiti al governo a fornire l’indirizzo politico. E questo non significa proporre misure irrealizzabili (poiché illegali o dannose come i minibot) e poi scandalizzarsi se il responsabile delle finanze pubbliche riporta tutti sulla Terra.

Dopo anni di opposizione, di critiche faziose, di atteggiamenti irresponsabili, cari Di Maio e Salvini, servono ricette credibili, non teorie lunari. Questo non significa arrendersi all’idea di essere governati dai tecnici. Non siamo nostalgici del governo Monti. Ma nemmeno vogliamo finire nel baratro guidati da pifferai tragici.

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