Iowa, per capire se gli elettori Democratici si vogliono male

Iowa

Il grande circo dell’impeachment volge al termine, Donald Trump mercoledì sarà assolto, e i Democratici si troveranno a fronteggiare con ogni probabilità l’effetto boomerang che avevamo previsto. A meno di un anno dalle elezioni Usa 2020, il partito dell’asinello è ancora orfano di Barack Obama e, soprattutto, rischia di dover assistere ad altri 4 anni di presidenza Trump. Bisogna partire da questa premessa per capire l’importanza dell’Iowa, il primo stato in cui si vota per le primarie: quello che ci dirà quanta intenzione hanno gli elettori democratici di farsi del male alle presidenziali del prossimo novembre.

Bisogna essere chiari: per quanto conosciuti e dai nomi altisonanti, i candidati che hanno deciso di scendere in campo nella speranza di sfidare Donald Trump non hanno le stimmate del campione. Forse solo Pete Buttigieg, giovane e già brillante sindaco di una cittadina dell’Indiana, è dotato del talento necessario per ambire a qualcosa di grande, in futuro. Ma l’inesperienza da una parte, e il fatto di essere gay dichiarato dall’altra, concorrono a fare di lui un candidato potenzialmente debole anche nel caso la sua figura riuscisse ad emergere nella sfida interna ai democratici.

Proprio in assenza di un leader carismatico, agli elettori dem è richiesta una prova di maturità. Bernie Sanders, il candidato in testa secondo gli ultimi sondaggi in Iowa e dato in forte recupero su Joe Biden a livello nazionale, è troppo spostato a sinistra per poter conquistare la Casa Bianca. Tra gli argomenti utilizzati dai suoi avversari per colpirlo, questo è uno dei più usati, forse addirittura abusati. Ma proprio la diversità di Sanders rispetto alla piattaforma del partito (al quale non è neanche iscritto) gli ha consentito finora di distinguersi dall’appiattimento generale dei suoi rivali. Ne è derivato un coinvolgimento emotivo da parte dei suoi sostenitori importante, potenzialmente decisivo in uno stato come l’Iowa in cui si vota col sistema dei caucus.

Cosa sono i caucus?

Letteralmente si parla di “gruppetti“. Quando si vota con questa formula, gli elettori sono chiamati a presentarsi ad una determinata ora, solitamente nel tardo pomeriggio, in quella che può essere un’aula scolastica, la biblioteca comunale, un bar e via dicendo. All’inizio della riunione, i presenti dichiarano la propria preferenza rispetto ai candidati nazionali (Biden, Sanders, Warren, ecc.) e i gruppi che non raggiungono il 15% vengono sciolti, i loro voti rimessi in gioco. Si intuisce facilmente che i caucus non sono una votazione “normale”. Non si tratta di scegliere un momento della giornata per andare al seggio (per dire, dalle 7 alle 23) e di mettere una X su una scheda. Per partecipare bisogna ritagliarsi il tempo per essere presenti all’orario previsto della riunione, sfidare le temperature rigide che in Iowa di questi tempi rappresentano un fattore, essere convinti della propria scelta…Tradotto: di solito vincono i candidati con i sostenitori più motivati. E di questi tempi l’identikit corrisponde agli elettori di Bernie Sanders. Chi è il primo tifoso del senatore socialista del Vermont? Vive alla Casa Bianca. Si chiama Donald Trump. Con la vittoria di un candidato di sinistra come Sanders si spalancherebbe per lui un’autostrada al centro, la rielezione sarebbe cosa fatta.

Non è un caso che ad innescare la procedura di impeachment sia stato il tentativo di mettere in cattiva luce Joe Biden. L’ex vicepresidente di Obama è ad oggi, con tutti i suoi limiti, il candidato che ha più possibilità di battere The Donald a novembre. Per farlo, però, deve prima uscire vivo dal fuoco amico. A partire dall’Iowa, uno stato più bianco e anziano della media nazionale che, per caratteristiche, non è rappresentativo né degli Stati Uniti né dell’elettorato dei Democrats, storicamente punto di riferimento delle minoranze etniche. Ma tant’è, da stanotte negli Usa si balla: obiettivo restare in pista.

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