Isolati, non da soli

Migliaia di persone isolate. Strade deserte. Vie d’accesso ai comuni interessati dal contagio controllate dalle auto di polizia e carabinieri. Non è un film. Non è Wuhan, Cina. E’ il Basso Lodigiano. L’evoluta Lombardia. Il laborioso Nord Italia. Per ora.

La battaglia al coronavirus è quella contro un fantasma invisibile. Un nemico subdolo, sfuggente. L’infinitamente piccolo smuove paure primordiali. L’istinto di sopravvivenza, il terrore inconsolabile della fine. La ricerca isterica di una cura, che non è detto ci sia sempre.

E poi la domanda che si ripresenta spontanea, puntuale, ovviamente senza risposta: “Chi ce l’ha portato, il virus?”. La ricerca del “paziente zero” diventa una caccia ad uno zombie che immaginiamo egoista, crudele untore che attenta alle nostre vite. Potrebbe essere chiunque. Soprattutto, potrebbe essere dovunque.

Codogno e i suoi fratelli nel giro di poche ore si sono riscoperti in gabbia, infettati, malati. L’isolamento è una restrizione improvvisa del perimetro delle nostre esistenze. La chiusura delle scuole è oggi salutata dai bambini con gioia. Domani sarà chiaro niente campanella significa niente amici, niente giochi, niente vita.

Il tessuto sociale che abbiamo costruito intorno a noi, i luoghi di aggregazione che ci rendono comunità, le abitudini quotidiane che forgiano la nostra routine: a tutto questo, per qualche tempo, dovremo essere disposti a rinunciare.

Perché più delle misure straordinarie del governo, può oggi la responsabilità del singolo cittadino. Dipendiamo dalla disciplina che sapremo imporci, dalla capacità che avremo di rifiutare il senso di immortalità che ci accompagna in ogni gesto (“Figurati se il coronavirus prende proprio me”), dalla saggezza che riusciremo ad opporre alla psicosi.

Ma gli italiani al di là del confine della paura, quelli risparmiati ad oggi dal contagio, facciano sentire ai meno fortunati la propria vicinanza, li aiutino a respingere il senso di abbandono, l’umano scoramento che a breve reclameranno spazio.

Del resto questa guerra micidiale viene combattuta anche per noi. Sono soldati senza armi, chiamati a non ammalarsi per risparmiarci dal morbo. Isolati, va bene. Ma non per questo soli.

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