La Via della Seta che ci piace

C’è una Via della Seta priva di contenuto. Vergata su di un memorandum che non dice nulla, rappresentata dalla speranza di vendere le nostre arance in Oriente. E poi ce n’è una concretissima, improntata alla collaborazione tra popoli che la storia ha mescolato, fatto in modo fossero prossimi nonostante la lontananza geografica. Questa seconda Via della Seta è quella che ha portato 9 medici cinesi specializzati in Italia. Pronti a fornire la loro esperienza da “veterani” del coronavirus ai colleghi italiani. Loro ci sono passati, loro ne sono usciti. Ce la faremo pure noi.

La parola amicizia in politica, e ancora di più in geopolitica, va presa con le pinze. A regolare i rapporti tra nazioni sono spesso e volentieri ragioni di opportunità. I sentimenti appartengono ad una sfera diversa. Troppo pochi i Paesi che possono concedersi di pensare in questi termini. Noi siamo l’Italia, siamo un grande Paese, ma apparteniamo da sempre alla sfera d’influenza americana. Non possiamo dimenticare chi ha garantito la nostra sicurezza per decenni soltanto perché alla Casa Bianca vive da 4 anni un inquilino un po’ bizzarro. Il collocamento di una nazione prescinde dai suoi presidenti. Merito o colpa degli apparati, il “deep state” che a ragione o a torto dirige la politica estera dei vari governi. Per affinità con gli alleati storici, per prossimità storica, per abitudine e fiducia conquistata negli anni sul campo.

Premessa d’obbligo per chiarire che gli aiuti cinesi vanno letti come un gesto di profonda amicizia, di sconfinata umanità. E verso questo popolo, se anche questo aiuto riuscirà a salvare una sola vita, dovremo provare sentimenti di gratitudine eterna. Altro conto sarebbe cedere all’emotività del momento, alla tentazione di scagliarci contro i nostri alleati storici, gli stessi che oggi chiudono ai voli dall’Europa, gli stessi che con le loro dichiarazioni provocano danni incommensurabili ai nostri interessi.

Gli amici si vedono nel momento del bisogno, è vero. Ma l’aiuto degli amici verrà, sta già venendo. In termini di fondi europei, di regole da riscrivere insieme per ripartire, di dispositivi medici che già stanno arrivando da Francia e Germania per contenere l’emergenza. Siamo l’Italia: abbiamo molti amici. Delle alleanze parleremo poi. Quando tutto questo sarà finito.

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