La lezione di Silvia Aisha

Silvia Romano

Leggetele, le parole di Silvia. O di Aisha, se così preferisce essere chiamata da oggi. Le affida ad un post su Facebook visibile soltanto agli amici. Ma la sua popolarità fa sì che vengano riprese dai maggiori giornali:

Vi chiedo di non arrabbiarvi per difendermi: il peggio per me è passato.

Ecco, basta questa frase. L’invito a non inseguire gli ignoranti sul piano che gli è più consono: quello delle polemiche, della cattiveria gratuita, dell’ignoranza saccente. Non c’è arma migliore dell’indifferenza.

Silvia Romano sta bene: questo conta per lei, questo deve contare per noi. Ha vissuto un’esperienza da incubo. In qualche modo è riuscita a venirne fuori. Come non importa. Se è felice ci basta.

Dalle sue parole sembra di poter dire con una certa sicurezza che non si tratti del profilo di una neo-terrorista affiliata ad Al Shabaab. Fatichiamo a pensare che dalla bocca di una jihadista possano uscire parole come: “Io ho sempre seguito il cuore e quello non tradirà mai“.

Non sarà questo blog apartitico a politicizzare la figura di Silvia Romano. Non sarà chi scrive a tirarla per la giacca (anzi, per il hijab) al fine di farne una propria bandiera. Ma le sue parole scolpiscono un manifesto universale: “Non vedevo l’ora di scendere da quell’aereo perché per me contava solo riabbracciare le persone più importanti della mia vita, sentire ancora il loro calore e dirgli quanto le amassi, nonostante il mio vestito“.

Semplice, potentissima. Silvia Aisha.

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