La grande sconfitta di Trump sull’immigrazione: i “sognatori” vincono sempre

Dreamers

Li chiamano “Dreamers“, sognatori. Perché incarnano il sogno americano meglio di chiunque altro. Perché negli Usa sono arrivati da bambini, con i loro genitori disposti a tutto, anche a rischiare la morte, pur di attraversare i confini americani e regalare una speranza di domani ai propri figli.

Per questo motivo, nel lontano 2001, un disegno di legge chiese che questi bambini senza colpa potessero aver accesso ad un percorso per ottenere la cittadinanza. La proposta si chiamava DREAM Act, dove “DREAM” stava per “Development, Relief, and Education for Alien Minors Act“, ovvero “Legge per lo Sviluppo, il Sostegno e l’Educazione dei Minorenni Stranieri“.

Non andò bene. Perché la mancanza di coraggio della politica non è un problema solo italiano. Perché per quanto le posizioni tra Repubblicani e Democratici fossero molto meno polarizzate di oggi, il Congresso non riuscì comunque a trovare un accordo.

Per metterci una pezza, allora, Barack Obama varò il cosiddetto “DACA“, un programma federale che offre a queste persone diverse garanzie, che consente loro ad esempio di ottenere dei permessi di lavoro, e che è possibile rinnovare ogni due anni.

Ma nei primi mesi della sua presidenza, Donald Trump annunciò la fine del DACA.

Era in America che quei ragazzi avevano studiato, che lavoravano, che si erano innamorati, che avevano dato alla luce i loro figli – loro sì – americani a tutti gli effetti. Ma per effetto della decisione di Donald Trump erano a rischio di essere deportati, costretti a tornare nel Paese dei loro genitori, un Paese che forse non avevano neanche mai visitato, di cui non conoscevano la lingua, del quale avevano soltanto sentito parlare.

Oggi la buona notizia: la Corte Suprema, con 5 voti a favore e 4 contrari, ha respinto il piano della Casa Bianca. Si tratta di un colpo durissimo per Trump, visto che proprio l’immigrazione è stata una delle piattaforme sulle quali ha costruito le sue fortune politiche. Come sottolinea POLITICO, la decisione della Corte Suprema non preclude che in futuro si possa cercare di mettere fine al DACA, ma è altamente improbabile che l’amministrazione Trump ci riesca prima delle elezioni presidenziali di novembre.

Quei Dreamers, quei sognatori, non sono ancora americani a tutti gli effetti, è vero. Ma la Giustizia ha sancito che non dovranno essere loro a pagare per le colpe dei loro padri e delle loro madri. Possono continuare a sperare che un giorno non saranno più trattati come ospiti a casa propria. L’incubo di Donald Trump, per ora, è svanito. I sognatori vincono sempre.

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