Negazionisti del Covid: la stecca di Bocelli e il solito Salvini

Bocelli e Salvini

Io non sono un virologo o un immunologo. Leggo, mi informo, scrivo. E come molti milioni di italiani leggo e ascolto da mesi interventi di suon di studiosi e professionisti che spesso e volentieri finiscono per dire cose contrastanti tra loro. Continuo a leggerle e ad ascoltarle, perché credo sia normale che nessuno abbia la verità in tasca a così poco tempo dalla scoperta di un nuovo virus. Lo faccio, soprattutto, perché lo ritengo importante per la mia salute e quella degli altri, ma anche perché voglio credere che da parte di nessuno di questi stimati professionisti vi sia la voglia di “lucrare” su questa tragica vicenda: che si tratti di un libro da vendere, di un ruolo da opinionista fisso magari retribuito in qualche trasmissione o di un posto al sole in questa o quell’altra compagine politica.

Si può discutere sul fatto che il virus “clinicamente” non esista più in Italia dal 31 maggio come sostiene il professor Zangrillo. Si può credere il contagio circoli meno proprio per gli sforzi fatti in primavera, sperare che il peggio sia alle spalle e avere legittime ma divergenti opinioni sulla proroga dello stato d’emergenza. Si può essere pessimisti o ottimisti sull’arrivo di un’eventuale seconda ondata. Ma non si può riscrivere il passato, la tragedia che questo Paese ha affrontato fino a pochi mesi fa.

Quando ascolto parole come quelle pronunciate al convegno dei “negazionisti del Covid” al Senato, rabbrividisco. Sentire dire ad un artista di livello internazionale come Andrea Bocelli, di conseguenza dotato – almeno così ho sempre creduto – di una sensibilità non comune com’è quella degli artisti, che si è “sentito offeso dal lockdown” mi ha lasciato basito. Ascoltarlo mentre sosteneva che lui conosce “un sacco di gente” ma non ha mai saputo di “nessuno che fosse andato in terapia intensiva” (beato lui), e che per questo la pandemia sia stata tutta un’invenzione è stato scioccante. Credo sia la stecca più clamorosa della sua carriera. E penso che a sentirsi offesi dalle sue parole saranno non solo i parenti delle vittime, ma la maggior parte degli italiani.

Nessuna meraviglia, invece, per il comportamento di Matteo Salvini. Il leader della Lega ha rivendicato di essersi rifiutato di salutare le persone con il gomito. A suo modo rivoluzionario. Per confermare una volta di più la sua intelligenza e la sua capacità di essere d’esempio per gli italiani, ha poi rifiutato di indossare la mascherina in un luogo chiuso. Per una volta che avrebbe potuto copiare il suo mito Trump senza fare danni non l’ha fatto: perfino Donald è arrivato ad ammettere l’importanza delle mascherine. Salvini no. Negazionista al quadrato.

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