Macron a Beirut ritrova la “grandeur” di Francia. L’Italia ha altro per la testa

Macron a Beirut

Come questo blog aveva facilmente anticipato a poche ore dall’esplosione di Beirut, il Libano si appresta a diventare terra di conquista di potenze straniere. Come sempre nella sua storia, il Paese dei cedri attira attenzioni ambigue o interessate, portatrici di speranze nella popolazione il più delle volte tradite.

Il primo a comprendere l’importanza geopolitica della deflagrazione libanese è stato Emmanuel Macron. Non a caso accolto dalla popolazione locale come salvatore della patria. Al di là della lecita domanda su quale patria il presidente francese stia realmente tentando di tutelare, se la sua o quella libanese, non può sfuggire la portata tattica della mossa del leader dell’Eliseo. Estromesso da altri teatri incandescenti come Libia e Siria, Macron mette in pratica l’antica regola per cui i vuoti lasciati liberi da altri sono disponibili per essere occupati. In questo caso a fare spazio è lo Stato libanese, pressoché inesistente, genuflesso ad Hezbollah, il “partito di Dio”, e per questo vittima sacrificale perfetta per chi voglia rilevarne l’influenza.

A dargli una mano c’è il sentimento della gente. Dettaglio non banale: i leader non sono mai incubatori di ideali, semmai espressione degli stessi, espressi dalla collettività. Così ai libanesi che invocano un “regime change”, Macron promette di farsi garante del nuovo “patto politico per il Libano”, all’insegna di un “cambiamento profondo”. Questa sarebbe da sola una buona notizia, vista la corruzione dilagante nel Paese, ma l’intricato sistema di potere libanese, la convivenza forzata tra diverse confessioni religiosi, rendono la riuscita dell’esperimento difficile da assicurare.

Resta come dato, oltre al dramma inquantificabile della gente del posto, il tentativo, riuscito, di dare una spolverata alla “grandeur” francese. Dimensione imprescindibile per un sovrano quale Macron si immagina ed ambisce ad essere ricordato sui libri di storia, espediente che rende oggi d’attualità il quasi ossimoro proposto da Valéry Giscard d’Estaing, che definisce la Francia una “grande potenza media”. Se in questo caso è la superiorità morale francese che Macron tende ad affermare, quando la conferenza internazionale organizzata da Parigi per stanziare gli aiuti al Libano entrerà nel vivo, il discorso si farà ben più concreto e materiale.

Sarà soltanto a quel punto che la portata tattica della mossa di Macron diventerà palese. Il Libano come avamposto nel Mediterraneo per arginare l’avanzata turca, per ricalibrare equilibri che ad oggi vedono la Francia perdente. Con buona pace di chi, si veda l’Italia, ha evidentemente altro cui pensare per preoccuparsi di difendere il proprio interesse nazionale. Parolaccia inaudita. O in altri termini: per provare a liberarsi dell’etichetta di “superpotenza delle occasioni perdute”.

Un commento su “Macron a Beirut ritrova la “grandeur” di Francia. L’Italia ha altro per la testa”

  1. È andato lì per prenderli in giro ben sapendo che il disastro è opera di due missili !! Ma forse è andato per farsi pagare i missili come con la Libia stia attento che giocare con il fuoco prima o poi uno si brucia!!! E i suoi amici non hanno problemi ,!!

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