Renzi stavolta andrà fino in fondo

Questa volta Renzi fa sul serio.

Da cosa possiamo intuire che quello del leader di Italia Viva nei confronti di Giuseppe Conte non sia un bluff?

Risposta: dai dettagli della sua ultima mossa.

Primo: c’è la dichiarazione più potente tra quelle pronunciate finora da Renzi nei confronti del premier. Non più un’allusione che resta sospesa a mezz’aria come pochi giorni fa in Senato (“Le nostre poltrone sono a sua disposizione“), bensì un avviso di sfratto bello e buono: “Se Conte vuole pieni poteri come richiesto da Salvini, io dico di no. È un problema di rispetto delle regole. E in quel caso ritireremo il sostegno al governo“.

Renzi, insomma, apre alla crisi di governo senza girarci intorno. E qui abbiamo la seconda tessera del puzzle da incastrare.

Per farlo non sceglie un’intervista ad un giornale italiano. Neanche un video su Facebook o la sua e-news settimanale. No, sceglie un quotidiano straniero, precisamente lo spagnolo “El Paìs“. Renzi parla perché l’Europa sappia, perché sia informata che a Roma la situazione rischia di esplodere realmente da un momento all’altro.

E qui c’è il terzo e ultimo indizio: quello che fa la prova, secondo Agatha Christie. L’intervista di Renzi al quotidiano iberico non arriva in un giorno come un altro, ma nel momento in cui Conte è impegnato in un vertice europeo con gli altri capi di governo, all’indomani dell’accordo sul Recovery Fund.

Basta unire i puntini per leggere in controluce il disegno di Renzi: il problema è il premier, la gestione del Recovery Fund che ha disegnato senza consultare gli alleati, senza coinvolgere il Parlamento. Per inciso: Renzi sul punto ha ragione, e adesso in Europa tutti sanno che il presidente del Consiglio non è così forte in casa come vuole sembrare.

Ora serve riavvolgere un attimo il nastro: chi è Renzi? Renzi ha lo status dell’ex premier, nelle scorse settimane si è fatto il suo nome come possibile segretario generale della NATO al posto del norvegese Jens Stoltenberg, può non piacere, ma è uno che nella politica italiana ha un peso importante. Questo significa anche che non ha alcun interesse a passare come il pagliaccio di turno che fa “al lupo, al lupo”. Soprattutto agli occhi dei leader europei. Quindi? Quindi questa volta andrà fino in fondo.

E Conte?

Conte, che stupido non è, comprende il gioco dell’alleato più scomodo della sua maggioranza. In conferenza stampa tenta di giocare di fioretto, denuncia “istanze molto critiche, dobbiamo capire cosa nascondono, quali obiettivi”. Così facendo suggerisce che dietro le richieste del leader di Italia Viva vi sia dell’altro: non solo la volontà di modificare la struttura che dovrebbe occuparsi dell’erogazione dei fondi del Recovery, ma soprattutto quella di “decapitarlo” politicamente. Ha ragione? Può darsi.

Renzi non ama Conte. La cosa è reciproca. Ma Renzi ha creato il Conte II. E sa anche che quella attuale è una delle ultime finestre utili per cambiare Conte. Se il premier resiste a questo terremoto diventa l’uomo che gestirà la ricostruzione post-Covid. Disarcionarlo in corsa sarà altamente complicato, quasi impossibile. Secondo Renzi questo è un problema, perché Conte a suo avviso non ha le carte in regola per farlo.

E poi c’è un incubo da scongiurare. Il 2022 sembra lontano, ma non lo è: Mattarella non concederà il bis e se Conte diventa l’uomo che manda in porto il Recovery non è da escludere che Pd, M5s e alcuni fuoriusciti di Forza Italia vedano nel suo nome il candidato giusto per il Quirinale. Anche qui Matteo ha altre idee. Non è un caso che oggi in un’altra intervista abbia detto: “Scommetto sulla presenza di un’ampia maggioranza parlamentare“.

Il nome è Draghi

Servirebbe qualcuno in grado di ottenere un largo consenso, quasi bipartisan. Questo qualcuno può essere solo uno: si chiama Mario Draghi.

Riavvolgiamo ancora una volta il nastro: pochi giorni fa è caduto il 100esimo anniversario dalla nascita di Carlo Azeglio Ciampi. La sua storia è quella di un ex governatore della Banca d’Italia che ha avuto bisogno di un passaggio nelle istituzioni (fu presidente del Consiglio dall’aprile 1993 al maggio 1994) prima di salire al Colle. Draghi potrebbe ripercorrere le orme del suo mentore: passare da Chigi per poi spostare le sue residenze al Quirinale.

Oggi sembra fantapolitica, ma non lo è. Il disegno di Renzi è questo. Certo, la palla passa ora a Conte. Renzi non può rompere senza un motivo valido. Se Conte “chiede scusa” come ha chiesto il leader di Italia Viva, se asseconda le richieste del fiorentino sulla cabina di regia del Recovery Fund, se rinuncia ad essere il “dominus” dei servizi segreti, la crisi si arresta. Ma il premier perde la faccia, e molta della sua autonomia, nella speranza di avere abbastanza tempo per restituire il favore a Renzi.

Sono scelte. Anche questa è politica.


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2 commenti su “Renzi stavolta andrà fino in fondo

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