Il rinvio a giudizio di Matteo Salvini nella vicenda Open Arms segna uno spartiacque nella pur giovane esistenza del governo Draghi. Lo dice la storia, persino quella recente: un leader di partito, peggio, di coalizione, azzoppato dalla magistratura, è condannato prima che da un giudice dall’impellenza politica.

Successe persino a Silvio Berlusconi, un leader certo più scaltro del leghista, di perdere la barra per qualche mese dopo la sentenza nel processo Mediaset. Ad ammetterlo fu l’amico di una vita, Fedele Confalonieri, sostenendo che “nella storia di Berlusconi c’è un momento di spaccatura, una sorta di black out dopo la sentenza di condanna per il caso Mediaset. Bisognerebbe stare nei suoi panni dopo quel… vabbè, non chiamiamolo colpo di Stato, parliamo di verdetto tremendo e ingiusto“.

Salvini, Palazzo Chigi si allontana?

E’ vero che Salvini non è stato condannato, che il processo sul caso Open Arms è ancora tutto da giocare, ma la spada di Damocle che pende da ieri sul capo del Carroccio ne ha già virtualmente condizionato le ambizioni future. Cosa succederà, ad esempio, alle prossime Politiche? Nonostante l’atteggiamento “da passante” adottato ieri dal leghista, deciso ad ostentare una certa indifferenza per quanto avverrà in tribunale – così lasciando intendere che i due binari siano separati e destinati a non incrociarsi – è evidente che l’esistenza di un processo a carico di Salvini non potrà non avere un peso. In chiaro: anche ipotizzando una vittoria del centrodestra, magari con la Lega primo partito, godrebbe Salvini – in qualità di soggetto a rischio di condanna per sequestro di persona – della “agibilità politica” necessaria a reclamare per sé la casella di Palazzo Chigi? Un quesito che questo, ma più probabilmente il prossimo inquilino del Quirinale dovrà inevitabilmente porsi, e col quale Salvini stesso sarà chiamato a fare i conti.

Lega, Salvini azzoppato nella corsa a Palazzo Chigi. E ora va alla guerra  con i pm | Rep

Perché il governo è meno forte

A scanso di equivoci: il governo Draghi non è a rischio caduta. Non nell’immediato.

L’investimento politico di Matteo Salvini è a lungo termine: il sostegno della Lega a Mario Draghi è finalizzato a riscuotere nelle cancellerie europee, ma in particolare Oltreoceano, l’apertura necessaria a diventare un giorno partito di governo. Ecco perché Salvini non bombarderà l’esecutivo nella persona del premier.

Diverso sarà il trattamento riservato agli altri compagni di governo e futuri avversari nelle urne. Enrico Letta, ad esempio, è finito nel mirino non solo per la mancata manifestazione di solidarietà dopo il rinvio a giudizio, ma soprattutto per la foto – con tanto di felpa alla Salvini – insieme ad Oscar Camps, fondatore della ong Open Arms che tante grane sta riservando all’ex ministro dell’Interno.

Letta riceve il fondatore di OpenArms, ira di Salvini: "Non ho parole" -  ilGiornale.it

L’indiziato numero uno per attirare le ire leghiste è però Roberto Speranza: passibile del fallo di reazione di Salvini, classica artigliata dell’animale ferito.

Fino a ieri, infatti, l’ipotesi che la Lega sostenesse la mozione di sfiducia nei confronti del ministro della Salute annunciata da Fratelli d’Italia era considerata lunare. Lo è certamente meno all’indomani del rinvio a giudizio di Salvini, tentato di rifarsi con uno scalpo di lusso, anche sulla pelle del governo. Draghi permettendo.

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