Luigi Di Maio chiede scusa all’ex sindaco di Lodi, Simone Uggetti.

Era quanto avevo auspicato ieri su Facebook: che tutti i grillini che avevano ricoperto di fango l’allora primo cittadino facessero mea culpa. C’è chi ha preferito dichiarare di voler “leggere le carte” prima di scusarsi, come Danilo Toninelli, e chi, come il ministro degli Esteri, ha inviato una lettera di scuse ad “Il Foglio”.

Di Maio scrive: “E’ giusto che in questa sede io esprima le mie scuse. (…) Con gli occhi di oggi ho guardato con molta attenzione ai fatti di cinque anni fa. L’arresto era senz’altro un fatto grave in sé, che allora portò tutte le forze politiche a dare battaglia contro l’ex sindaco, ma le modalità con cui lo abbiamo fatto, anche alla luce dell’assoluzione di questi giorni, appaiono adesso grottesche e disdicevoli“.

Di Maio prosegue scrivendo che “una cosa è la legittima richiesta politica, altro è l’imbarbarimento del dibattito, associato ai temi giudiziari” e ammette di avere contribuito anche lui, con il M5s, “ad alzare i toni e a esacerbare il clima“. Secondo Di Maio, “il punto qui” è “l’utilizzo della gogna come strumento di campagna elettorale” perché “tutte le forze politiche avevano il diritto di chiedere le dimissioni del sindaco, ma campagne social, i sit-in di piazza, insinuazioni, utilizzo di frasi al condizionale che suonano come indicative, con il senno di poi, credo siano stati profondamente sbagliati“.

Nel resto della lettera, Luigi Di Maio dà vita ad un complicato esercizio da equilibrista nel tentativo di non rinnegare in toto la storia del MoVimento 5 Stelle ma prendendone allo stesso tempo le distanze.

C’è chi oggi sottolinea l’incoerenza di Di Maio. Io voglio essere ottimista, per una volta: voglio pensare abbia capito, che sia cresciuto politicamente e umanamente, che abbia compreso quanto quelle modalità populiste abbiano imbarbarito la società italiana.

In tempi non sospetti scrissi che pur essendo stato il peggior ministro degli Esteri della storia italiana, Di Maio è il miglior politico grillino (eh sì, pensate gli altri). Lo confermo: Di Maio ha fiuto. Ha capito che la stagione delle manette, del giustizialismo, è quella dell’adolescenza, che il tempo della maturità è (finalmente) arrivato. Almeno per lui che ha avuto la fortuna di ritagliarsi un ruolo di spicco (e magari per i grillini ora è solo un poltronista come gli altri).

Ciò non significa che sia(mo) al riparo da una crisi esistenziale: la sindrome di Peter Pan può colpire tutti, all’improvviso, una ricaduta non è da escludere. Ma oggi queste scuse le accetto per ciò che sono: un atto coraggioso da applaudire, senza retropensieri. D’altronde altri presunti rivoluzionari senza macchia e senza paura, un tempo suoi compagni di partito, hanno preferito tacere sul caso di Simone Uggetti: forti con i deboli, vigliacchi dinanzi all’errore.

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