L’opera magna di Marco Travaglio, “I segreti del Conticidio”, è il frutto di un fraintendimento colossale della realtà. Il copione si ripete in maniera per niente originale da sempre: quando i censori della società, i buoni a prescindere, gli unici (h)onesti vengono sconfitti, si rifugiano nella teoria del complotto, nella narrazione del tradimento, dell’accoltellamento alle spalle.

Le ragioni della crisi di Conte le abbiamo snocciolate da tempo: sono tutte di natura politica, al di là di quanto possa sostenere un libro fantasy come quello di Travaglio che, chi non ha meglio da fare, può comunque decidere di leggere quest’estate sotto l’ombrellone per frequentare una realtà parallela, distopica, falsa.

Il libro che manca nelle librerie italiane, cui va la solidarietà di questo blog per il periodo vissuto in questi giorni – d’altronde in un mese sono uscite le opere di Di Battista, Toninelli e Travaglio, non è facile, mettetevi per un attimo al posto degli scaffali – è in realtà quello che racconta il “Grillicidio”, avvenuto fin dall’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi.

Attenzione, Beppe sta bene e ne siamo umanamente felici, ma sono le sue idee che con l’avvento di Super Mario sono finite in soffitta. Merito, appunto, del marziano Mario Draghi. L’uomo che in meno di quattro mesi – ebbene sì, sembra lì da una vita ma si è insediato soltanto a febbraio – ha stravolto i paradigmi della politica italiana.

Eravamo abituati ad un premier che si diceva orgogliosamente populista in Parlamento, adesso ne abbiamo uno che ha mostrato di avere gli anticorpi contro le ricette spicce del facile consenso. Draghi ha rifatto il trucco dello Stato: è intervenuto come un chirurgo, di precisione, per far sì che l’organismo da cui tutto ha origine tornasse a pompare sangue verso le sue diramazioni. Per farlo ha asportato le componenti dannose – scusate l’immagine cruda, ma tant’è – e reinserito nel corpo della Repubblica delle figure specchiate, preparate, serie. Tre nomi per tutti: Figliuolo, Gabrielli, Belloni.

L’arrivo di Draghi a Palazzo Chigi ha coinciso con l’uccisione del populismo pentastellato. Il pragmatismo, la politica, hanno avuto la meglio. Guardate il MoVimento 5 Stelle: esiste, ma il grillismo, il giustizialismo, sono costretti a contorcersi, annaspano, alimentati dalla foga di pochi irriducibili (Dibba, Travaglio), non sono più main stream, la gente ha cambiato canale. Di Maio, che ha molti difetti ma non manca di fiuto politico, ha compreso prima di altri il cambio di fase ed è montato sul treno in corsa chiedendo scusa all’ex sindaco di Lodi, Simone Uggetti, uno dei tanti ad aver provato sulla sua pelle la gogna mediatica firmata 5 Stelle.

Questo non vuol dire che il populismo non possa tornare: il virus è dormiente, ciclicamente si ripropone, mutato, è così da sempre, sarà così per sempre. Ma il titolo giusto è questo “Grillicidio: non è un segreto l’abbia ucciso Mario Draghi”.

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