Tutte le bugie di Giuseppe Conte a DiMartedì

Giuseppe Conte è tornato. E, come ha voluto sottolineare lui stesso a Giovanni Floris, non è cambiato.

Il suo stile comunicativo è come sempre barocco, fitto di aggettivi e avverbi, pomposo: perfettamente adeguato ad un ego smisurato.

Ecco perché non deve sorprendere che l’ex premier fatichi vistosamente ad accettare che con l’arrivo di Draghi a Palazzo Chigi è cambiato tutto. In meglio.

Le bugie sui vaccini

Perfino sui vaccini, dove il cambio di passo è stato sotto gli occhi di tutti, Conte nega la realtà, edulcora il passato, quando va bene si produce in verità sommarie. Ad esempio, sostiene che “anche con Arcuri eravamo primi per vaccini in Europa“. Vero, lo siamo stati per qualche giorno, a gennaio. Ho letto su Twitter un commento fantastico, che vi riporto: “La prima giornata di campionato ho visto anche il Pisa primo in classifica!“.

Il punto è il seguente: se noi alla prima giornata siamo stati primi non è perché abbiamo fatto una bella partita ma perché, a differenza degli altri Paesi UE che hanno privilegiato i soggetti fragili e gli anziani, il precedente governo non ha seguito il criterio anagrafico. Molto più semplice, dal punto di vista logistico, vaccinare un medico che un 85enne in provincia. E’ così capitato che un centralinista di ospedale di 35 anni abbia ricevuto il vaccino prima di un anziano a rischio morte.

Quel che Conte non dice, peraltro, è che il “primato” dell’Italia è durato davvero pochi giorni: mentre gli altri Paesi europei organizzavano la logistica in maniera capillare, Arcuri puntava tutto sulle primule: è toccato al generale Figliuolo convertire in punti vaccinali strutture di ogni genere per aumentare la capacità di somministrazione.

Risulta peraltro subdola la battuta di Conte sulle consegne dei vaccini che Myrta Merlino, ospite in studio a DiMartedì, ha incredibilmente giudicato “elegante e di classe“.

Interrogato sull’andamento della campagna vaccinale sotto Draghi, Conte ha infatti replicato: “Grazie a Dio adesso le aziende farmaceutiche stanno mettendo a disposizione i vaccini“. Un modo per dire che Draghi non ha alcun merito su questo fronte. Questa, mi consentirà Myrta Merlino, non è una battuta elegante, ma viscida, subdola. Conte dovrebbe fare quello che non ha mai fatto nei mesi in cui era al governo: alzare il telefono, comporre il numero dell’amministratore delegato di Pfizer, e chiedere se per caso non sia stato proprio l’intervento di Mario Draghi ad assicurare milioni di dosi agli italiani. Sempre che il CEO dell’azienda farmaceutica si prenda la briga di rispondergli.

Le bugie sul PNRR

Altra perla quella per cui, secondo Conte, tra il suo Recovery Plan e il PNRR di Draghi vi è “sostanziale continuità“. Sintetizzando potremmo dire che la continuità c’è stata sul nome (orribile) “Piano nazionale di ripresa e resilienza” e sullo “scheletro”, sulle missioni che caratterizzeranno il Recovery Plan. Il contenuto, però, è sostanzialmente diverso: non solo per la governance (adesso i ministeri fanno il loro lavoro senza affidarsi a strutture esterne), ma anche per la distribuzione delle risorse. Draghi ha previsto ben 15 miliardi di euro in più per innovazione, trasporti, energia verde ed istruzione, più 4 miliardi di spese aggiuntive: un totale di 19 miliardi finanziato da 7 miliardi in meno per l’efficientamento degli edifici pubblici (Superbonus) e da un aumento complessivo della spesa di 12 miliardi.

Le bugie sul Recovery Plan

Ultima bugia, definitiva, quella sulla battaglia in Europa per il Recovery Plan. Conte si intesta quei 209 miliardi, li presenta come un risultato personale “enorme“. Ciò che non dice, innanzitutto, è che la sua prima proposta era l’apertura di una linea di credito del Mes (salvo marcia indietro causata dalle resistenze grilline). La proposta del Recovery Fund è figlia di Emmanuel Macron e di Angela Merkel. Sono stati loro ad ingaggiare la lotta con i Paesi Frugali – che con Conte hanno battagliato solo per l’inserimento del freno d’emergenza, peraltro avendo la meglio sul nostro ex premier. E la verità, scomoda da accettare per Conte, è che quei soldi non sono stati concessi a lui, ma all’Italia. Non per carità, per amore fraterno, ma perché in particolare la Germania aveva necessità di salvare il Nord Italia, ampiamente compreso nella catena del valore tedesco.

In sintesi: c’è da sperare che Conte menta. Se è davvero convinto che le cose siano andate come dice è inquietante pensare da chi siamo stati governati fino a pochi mesi fa.

Se apprezzi il mio lavoro: clicca qui e fai una donazione!

Un commento su “Tutte le bugie di Giuseppe Conte a DiMartedì

  1. Che questo individuo fosse uno squallido personaggio era evidente sin dal suo primo approccio.
    Falso, ambiguo, pronto ad appoggiarsi a chiunque gli garantisse il posto in prima fila, salvo poi abbandonarlo e rivoltarglisi contro al momento in cui tale posizione fosse diventata scomoda.
    Incapace di prendere decisioni e appecoronato alle posizioni non chiare di Casalino e di chi lo indottrinava. insomma una iattura per il Paese e per il suo sviluppo.
    Ovviamente contorniato da incapaci (leggi Arcuri) che lavoravano per indirizzare verso tasche ben capienti i proventi della cornucopia europea.
    Il tutto condito dal plauso degli italiani indottrinati sapientemente dai media compiacenti.
    Il compito che ci si attende da Draghi, ora, è disboscare rapidamente la jungla farlocca dell’informazione (Rai3, La7, ecc.) che continuano a pompare sulle vedovelle di Conte. Con sempre minore potere ma pur sempre con pericolosi colpi di coda. Fare presto! Il veleno sta sempre nella coda….

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.