“Nessuno vuole sacche di impunità, intendiamoci. Nessuno vuole stabilire soglie di impunità. Va bene? Quindi, il processo rapido e tutti i colpevoli puniti. Nessuno è a favore dell’uso della dilazione dei tempi di queste prescrizioni come c’erano anni fa, per cui tutti andavano….no, no, no…non è questo l’intento di questo governo. Giusto per mettere in chiaro dove, da che parte stiamo, ecco”.

E’ bene riportarla così, per intero, anche un po’ confusa, per una volta non limpidissima nella sua forma, la risposta che Mario Draghi riserva al giornalista del Corriere della Sera che gli chiede cosa ne pensi delle esternazioni di Giuseppe Conte, quando il leader M5s dice che sarà “vigile per evitare sacche di impunità”.

Nelle parole di Mario Draghi c’è il suo manifesto politico e umano: quello di una persona seria, onesta, che ne ha già abbastanza del fango che qualcuno, soprattutto in questi giorni, ha cercato di scaricargli addosso con il pretesto della riforma della Giustizia. L’hanno chiamata riforma Salvaladri, dimenticando che a partorire il testo – su cui verrà posta la fiducia, come anticipato da questo blog – è una signora di nome Marta Cartabia, una donna che secondo Il Fatto Quotidiano (prima pagina di oggi) “non distingue un tribunale da un phon e dice bestialità“, ma che è destinataria della fiducia di un altro pilastro della Repubblica: Sergio Mattarella. A chi scrive, questo basta e avanza.

Per questo Draghi si indigna, replica a tono, perchè sia chiaro a tutti con chi si sta parlando. Perché non passi l’idea che qualcuno debba vigilare sulla correttezza dei suoi atti. Che lui, l’uomo che ha salvato l’Euro, l’Europa e l’Italia, abbia ora deciso di spendere la sua credibilità personale per fare da scudo a colletti bianchi e mafiosi, come suggerisce qualcuno che non ha ancora digerito il cambio d’epoca, di stile e di sostanza a Palazzo Chigi.

E’ forse la replica più piccata dall’insediamento del governo. E attenzione: non c’è dualismo con Giuseppe Conte. No, non scherziamo, non può neanche esserci confronto tra i due. E’ che non è mai bene sfidare l’ira dei miti con tranelli e sgarbi, sotterfugi e provocazioni. Perché prima o poi succede che i miti rispondano: e lo facciano anche piuttosto bene. Nonostante la forma. Non scorrevolissima, ma pragmatica. Oh sì, alla Draghi.

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