Ultimi sondaggi Roma: i numeri dei singoli partiti

A Roma è da ieri che non si parla d’altro. Quanto meno nelle segreterie dei partiti capitolini che, è noto, non brillano certo per connessione con la realtà del Paese. Il riferimento è agli ultimi sondaggi commissionati da Sinistra Civica Ecologista ad un noto istituto demoscopico nazionale. La lista che fa riferimento ad Alessandro Onorato e Tobia Zevi ha voluto saggiare il suo peso in vista delle prossime amministrative. E i risultati sono stati sorprendenti.

Qui analizziamo unicamente i dati dei partiti che hanno maggiore rilevanza a livello nazionale.

Il primo partito della Capitale, secondo il sondaggio, sarà il Movimento 5 Stelle con il 22,1%. Attenzione però, c’è una precisazione da fare: l’istituto non ha stimato la lista civica di Virginia Raggi. Probabile dunque che scenda il dato complessivo M5S, che comunque nel 2016 ottenne il 35,32%. Altri tempi.

Il Pd viene dato al 20,9%. Numeri non trascendentali se si pensa che Roberto Gualtieri, candidato sindaco, è espressione della dirigenza nazionale dem. Nel 2016 il Partito Democratico, in piena epopea grillina, ottenne il 17,19%. Anche qui, niente da festeggiare.

Occhio a Fratelli d’Italia. Il partito di Giorgia Meloni conferma la sua presa su Roma con il 19%, ma è lo stesso istituto di sondaggi a suggerire ai committenti che FDI sia stato con ogni probabilità “abbondantemente sottostimato”. La previsione è che sarà proprio Fratelli d’Italia il primo partito della Capitale superando il 22% e trainando Michetti al ballottaggio.

La Lega viene data all‘8,1%. E Salvini esulterà il giorno dopo il voto ricordando che la lista “Noi con Salvini” nel 2016 ottenne appena il 2,7%. Forza Italia è al 4%, in linea con i numeri del 2016, quando la corsa in solitaria a sostegno di Marchini la portò al 4,27%.

Per quanto riguarda la coalizione a sostegno di Carlo Calenda, è “Azione!“, com’era logico attendersi dal momento che esprime il candidato sindaco, ad attrarre il maggior numero di consensi: il 5,6%. Italia Viva viene accreditata dell’1,5%. In generale il dato che emerge è quello di un Calenda in grado di beneficiare grandemente del sistema del voto disgiunto: è il candidato più forte, se il centrosinistra unito lo avesse sostenuto, avrebbe vinto la partita.

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