Retroscena: Salvini voleva rompere, ad ore il chiarimento con Draghi

Il voto delle amministrative è stata solo l’ultima goccia: Matteo Salvini da tempo spinge per segure il proprio istinto, quello che gli suggerisce di rompere con il governo e tornare all’opposizione. Per questo motivo, nello strappo seguito all’approvazione della delega fiscale da parte dell’esecutivo, è apparso più nervoso e meno attento a non urtare il premier, rendendolo per la prima volta obiettivo delle sue critiche.

Il modo di agire di Draghi, aggiunto al risultato elettorale a dir poco non esaltante della Lega, ha rappresentato ai suoi occhi l’ennesima conferma di quanto va ripetendo da mesi ai governisti del Carroccio: “Il premier è vicino alla sinistra, fa di tutto per metterci in difficoltà. Se ci vuole fuori lo dica chiaramente“, si è sfogato. Un vortice di vittimismo che i colonnelli leghisti hanno come sempre cercato di placare, ricordando a Salvini l’importanza di dimostrare che la Lega è una forza responsabile, senza cedere alle provocazioni di chi vorrebbe che il partito uscisse dall’esecutivo per sancirne in maniera definitiva l’inaffidabilità.

Eppure la tentazione di “tornare ad essere me stesso” è forte per Matteo Salvini, che trascorre le giornate come lacerato: da una parte lodandosi perché “era facile fare come Giorgia (Meloni, ndr), stare fuori e distruggere tutto“, dall’altra raschiando il barile dell’ossessività, quando lamenta di “essere stato sempre corretto con Draghi“, ricevendo in cambio soltanto “offese ed umiliazioni“.

E’ un uomo che ha perso la lucidità quello che parla, un leader che dopo l’esperienza dell’estate del Papeete teme di vedere allontanarsi, questa volta definitivamente, il treno che porta a Palazzo Chigi. Per questo finisce per ritrovarsi ad ipotizzare tattiche surreali: come quella che prevede di far ballare il governo il più possibile in questi mesi per convincere Draghi che sarebbe molto meglio trasferirsi in un luogo più tranquillo come il Quirinale. Obiettivo? Andare a votare nel 2022.

A nulla serve che i luogotenenti più esperti gli ricordino che ad avere interesse a votare prima del 2023, in questo Parlamento, sono veramente in pochi. Perché il punto è che Salvini voleva rompere. “Dopo un buon inizio Draghi si è fatto condizionare e oggi sembra Conte“, dice a chi lo sente, e “se non difendiamo le battaglie della Lega gli elettori ce la faranno pagare“, come la storia di questi primi mesi di governo dimostra.

Per questo urge un chiarimento: magari già oggi, al più tardi sabato. Senza escludere che la giostra di emozioni che da mesi Salvini sperimenta finisca, subito dopo l’incontro con Draghi, per portare il leghista a sentirsi confortato nella scelta di far parte dell’esecutivo, addirittura felice per non avere strappato. “La Lega è convintamente al governo“, potrebbe dire.. Ma anche pronta a passare all’opposizione, sussurra chi conosce il Salvini-pensiero. Per dirla alla Zaia: “La Lega è di lotta e di governo: siamo gemelli siamesi“. I maliziosi lo correggono: bipolari, meglio.

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