I portuali di Trieste e il grande ricatto allo Stato: Draghi tirerà dritto

Lo chiamano sciopero, perché alcune sigle sindacali lo hanno indetto, ma al di là della forma, quello cui si avviano i portuali di Trieste è un grande ricatto. Attenzione, l’autore di questo blog non vive su Marte – anche se a volte preferirebbe farlo – ed è perciò a conoscenza del fatto che i No Vax, No Green Pass, No Vita, No Tutto, siano fermamente convinti che sia il certificato verde il vero strumento di coercizione. Consentiranno un appunto: avere il Green Pass non è forse garanzia di azzerare i contagi sul posto di lavoro – gliene diamo atto – ma è certo che diminuisca la circolazione del virus. Questo è ciò che dice la scienza, con chi la nega non si tratta, e dalle informazioni in possesso di questo blog il governo Draghi non è intenzionato a farlo. Dunque, se in questo momento vi state chiedendo se davvero è possibile che dei 950 lavoratori del Porto di Trieste l’80% – il doppio dei non vaccinati – aderisca allo sciopero la risposta è la seguente: sì, davvero. Ciò non toglie che ci siano circostanze in cui lo Stato sia chiamato a fare lo Stato.

Un cedimento renderebbe il governo Draghi ostaggio di un mix letale di pulsioni antiscientifiche e ideologiche. La stessa ipotesi di mediazione proposta poche ore fa da Alessandro Volk, componente del direttivo del Coordinamento lavoratori portuali Trieste, che ha chiesto una proroga fino al 30 ottobre per l’entrata in vigore del Green Pass, promettendo in cambio la disponibilità a sospendere lo sciopero e a trattare, è la classica mela avvelenata. L’esecutivo non può fidarsi dei manifestanti, non può giocare una partita in cui non dà le carte. Rischia altrimenti di esporsi ad una doppia beffa: non solo quella di chi vede sfumare in un amen la strategia sulla quale ha impostato la propria campagna vaccinale (perché è inutile negarlo e nessuno lo fa: il Green Pass sul posto di lavoro è stato pensato per incentivare le vaccinazioni), ma anche quella di chi si espone all’umiliazione di uno sciopero che prosegue ad oltranza e “contagia” anche altri comparti chiave.

Dunque, che fare? La domanda è rimasta sospesa per ore, ha sortito l’irritazione del premier Draghi, si è tradotta in una strigliata anche con il suo ministero dell’Interno, responsabile di una fuga in avanti non concordata quando ha dato mandato agli operatori economici operanti nel settore portuale di valutare test gratis per i propri dipendenti al fine di “evitare situazioni di grave difficoltà“. Un cedimento interpretato come una breccia da parte dei portuali, che hanno così pensato di poter mettere le mani sul bottino grosso: il ritiro del certificato verde per tutti i lavoratori. Si sbagliavano.

Di nuovo: le informazioni in possesso di chi scrive parlano di un Mario Draghi intenzionato a non arretrare, a non fare più concessioni. Andrà a vedere il punto, il presidente del Consiglio, rischierà perché crede sia il momento di mostrare la schiena dritta, perché in fondo pensa di potersi trovare di fronte ad un parziale bluff, ad una minaccia credibile ma non tale da bloccare l’Italia. E perché non ha altra scelta, deve dimostrare che le istituzioni non si piegano.

E poi c’è un altro fatto: chi vuol essere ricordato come uno statista deve fare lo Stato, resistere al ricatto di chi vuole affossarlo.

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