Perché (quasi) tutti i partiti ora ce l’hanno con Draghi

A sera, quando l’impatto della conferenza stampa di fine anno di Mario Draghi faticava ancora ad essere assorbito, arrivava sul telefono di chi scrive la risposta ad un messaggio inviato diverse ore prima. Chiedevo ad un parlamentare di peso – collocabile nell’area del centrosinistra – quali fossero le reazioni al discorso del premier, alla sua di fatto auto-candidatura al Quirinale. Riporto quanto ricevuto testualmente: “Ha sbagliato tempi e modi. Non può decidere tutto lui. Rischia di bruciarsi“.

La conversazione proseguiva sotto forma di telefonata, e registrava l’irritazione profonda non di uno, ma di quasi tutti gli schieramenti. Facciamo il punto della situazione, partito per partito.

Il Pd non ha apprezzato il metodo utilizzato da Mario Draghi per fare un passo verso il Quirinale. Enrico Letta ha a lungo tentato di penetrare nelle resistenze del premier, fatto comprendere che da parte sua sarebbe stata garantita la massima riservatezza sull’argomento: ma mai ha ricevuto una sola anticipazione sulle intenzioni del premier. Le ha apprese, come tutti, nella conferenza di ieri.

La Lega vuole che Draghi resti a Palazzo Chigi. Lo ha detto Matteo Salvini senza mezzi termini, e le ragioni sono evidenti. L’ex numero uno della Bce è il solo profilo in grado di giustificare la presenza del Carroccio in un governo di tutti. Non solo: la sua permamenza a capo del governo consente a Salvini di andare fino in fondo nel sostegno alla candidatura di Berlusconi al Quirinale, e di tenere unito il centrodestra.

Fratelli d’Italia pro-Draghi al Quirinale? Non più così convintamente, dopo ieri. Giorgia Meloni non ha gradito che…

Un commento su “Perché (quasi) tutti i partiti ora ce l’hanno con Draghi

  1. Ho la vaga impressione che ai partiti, non agli italiani, convenga tenere Draghi legato al governo, ma a questo governo e in questa legislatura. Ma cosa pensano di fare tra un annetto? Chi pensano di mandare a Palazzo Chigi sta banda di poveracci? Draghi forever e un Presidente della Repubblica che lo sostenga a spada tratta.

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