Perché la Corte Costituzionale ha bocciato il referendum sull’eutanasia legale

La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum sull’eutanasia legale. Si tratta del primo degli otto quesiti presi in esame oggi. La proposta di referendum, che aveva raccolto – tra fisiche ed elettroniche – oltre 1 milione e 200mila firme, chiedeva l’abrogazione parziale dell’articolo 579 del codice penale.

Nello specifico il comitato promotore voleva ottenere la depenalizzazione parziale dell’omicidio del consenziente, con l’esclusione dei casi in cui il consenso sia dato da un minore, da una persona inferma di mente o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti; e nei casi in cui il consenso sia stato estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno. Tutti questi casi sarebbero stati ancora puniti come omicidi dolosi, ma da parte della Corte costituzionale è arrivata la bocciatura prima di sottoporre il quesito agli italiani.

Le motivazioni della Corte costituzionale

In una nota della Consulta si legge quanto segue:

La Corte costituzionale si è riunita oggi in camera di consiglio per discutere sull’ammissibilità del referendum denominato Abrogazione parziale dell’articolo 579 del Codice penale (omicidio del consenziente). In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio comunicazione e stampa fa sapere che la Corte ha ritenuto inammissibile il quesito referendario perché, a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili. La sentenza sarà depositata nei prossimi giorni“.

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