Referendum, Salvini e l’obiettivo quorum. La strategia e i contatti con gli altri leader

Se Giancarlo Giorgetti ha fornito ieri la definizione di politica come “arte di rendere possibile quello che è desiderabile“, allora si può dire che la pattuglia governativa della Lega abbia da qualche giorno a questa parte un altro desiderio da esaudire. Ad esprimerlo è stato Matteo Salvini in persona, il quale ha chiesto ai suoi di lavorare senza sosta per giungere ad un obiettivo non da poco: un Election Day in primavera, un accorpamento del voto delle amministrative con quello dei referendum sulla giustizia che hanno ricevuto l’ok dalla Corte Costituzionale.

La strategia di Salvini: obiettivo quorum

La consapevolezza che la macchina referendaria ha visto le sue ruote bucate dalla bocciatura dei due quesiti più “popolari”, quelli su eutanasia (ma il presidente Amato ha chiarito che sarebbe meglio parlare di “omicidio del consenziente“) e cannabis legale, è ampiamente diffusa nei palazzi della politica. Per quanto la sensibilità dell’opinione pubblica sui temi della giustizia sia in crescita, pare oggi difficilmente credibile che il 50% degli aventi diritto si schiodi da casa o rinunci ad una gita fuori porta per dire come la pensa sulla legge Severino o sulla custodia cautelare.

C’è soltanto un modo, a detta di Salvini, per avvicinare il più possibile la soglia chiave: legare il voto per il referendum alle elezioni amministrative. Il leader del Carroccio non è preoccupato dalla prospettiva di condurre una campagna elettorale su un doppio binario: da una parte il sostegno ai sindaci di centrodestra, dall’altra i quesiti referendari che Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni ha già fatto sapere di non essere interessata ad appoggiare nella sua totalità. La motivazione che ha intenzione di utilizzare per giustificarsi dinanzi ai critici è quella che Silvio Berlusconi ha usato negli ultimi due anni per spiegare la differenza di vedute con gli alleati sovranisti in tema di pandemia: “Non siamo mica un partito unico, è normale che ci siano sensibilità diverse“.

Salvini e i contatti con gli altri partiti: da Conte a Renzi

Ad indicare la data del referendum sarà il Consiglio dei ministri su proposta del ministero dell’Interno. È evidente che Salvini non possa attendersi particolari sponde dal ministro Lamorgese, ma il leader del Carroccio sa bene che esistono precedenti di referendum abrogativi abbinati con elezioni amministrative ed addirittura Europee. Se la legge lo consente, dunque, toccherà alla politica porre le basi per accorpare il voto.

La finestra è quella nota: il referendum dovrà tenersi tra il 15 aprile e il 15 giugno.

Le indiscrezioni degli ultimi giorni volevano il Viminale intenzionato a dividere i due appuntamenti: i referendum l’8 e il 9 maggio, il primo turno delle amministrative il 22-23 maggio e il ballottaggio per i comuni con popolazione superiore ai 15mila abitanti il 10-11 giugno.

Salvini però vuole rivedere questo approccio: perché non un’unica data? Il leader del Carroccio ha già incassato il pieno sostegno di Forza Italia, ma per allargare il perimetro del consenso all’interno della maggioranza di governo ha intenzione di coinvolgere anche Matteo Renzi, magari giocando sulla sensibilità personale del leader di Italia Viva ai temi inerenti la giustizia.

A dire il vero, nonostante Giuseppe Conte abbia già fornito un’indica…

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