Draghi spegne”il rumore dei nemici”: perché in Italia c’è chi vuole normalizzare il premier

Oppone il ghigno delle migliori occasioni, a chi tenta di suggerirne uno scadimento nella considerazione internazionale. Mario Draghi non ne avrebbe bisogno. Sa che le strette di mano, le pacche sulle spalle, i consigli che gli altri leader europei gli hanno richiesto personalmente in quel di Versailles, il silenzio attento che cala ad ogni suo intervento, sono la migliore conferma del suo ruolo all’interno dell’Europa e del mondo.

Ma c’è dell’altro.

Un acceso tifoso della Roma come il premier non può non conoscere una delle espressioni cult dell’attuale allenatore della “Magica“: José Mourinho. Erano gli anni d’oro dell’Inter, quelli dello “Special One” contro tutti. Ebbene, Mourinho disse di aver sentito attorno a lui “il rumore dei nemici“, inteso come quello dei critici, pronti a calare sulle sue membra al minimo passo falso.

Qualcuno potrebbe definirli “sciacalli“, un altro premier era solito chiamarli “gufi“.

Fatto sta che Draghi deve averci già fatto l’abitudine a questo ronzio di fondo, a questo tentare di normalizzare chi negli anni si è costruito fama di “Super Mario“.

Così, se qualcuno prova a sminuirne lo standing internazionale per motivi di carattere interno, per suggerire che “alla fine, dai, non è che Draghi abbia fatto poi tanto meglio di Conte a livello internazionale“, il presidente del Consiglio risponde prima con una risata. Poi presenta il conto della realtà, questa benedetta.

Il formato dell’incontro tra Biden, Johnson, Macron e Scholz cui Draghi non ha preso parte? “Era noto, già usato: l’argomento principale era l’Iran,il governo italiano di allora decise di non partecipare, e quel formato è rimasto. Non c’era un motivo per essere chiamati a partecipare“. Una spiegazione semplice, senza retropensieri, in risposta a chi colti…

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