Mezzogiorno di fuoco: perché è il giorno più importante della guerra in Ucraina

Forse parlare di giorno più importante dall’inizio della guerra in Ucraina può suonare irrispettoso. Significa far torto alle migliaia di innocenti che hanno perso la vita nello spazio di un secondo, fino ad oggi. Eppure agli occhi di chi racconta questa invasione, a chi ha il dovere di cercare di tracciare una traiettoria chiara, di privilegiare la narrazione generale rispetto a quella locale, è evidente che questo 18 marzo rappresenti un momento spartiacque.

Basta osservare l’agenda dei leader, per capirlo.

Mentre scrivo, Vladimir Putin ha da poco riagganciato con Olaf Scholz, il cancelliere tedesco. Una telefonata che il Cremlino ha utilizzato per accusare di Kiev di cercare di “ritardare i negoziati, presentando nuove proposte irrealistiche“.

Ma è più in generale un “mezzogiorno di fuoco“, quello che attende il mondo intero. Alle 13:00 ora italiana il presidente russo parlerà alla nazione, pronunciando un discorso in una data che non è come tutte le altre. Il 18 marzo è infatti l’anniversario dell’annessione della Crimea. Putin è ossessionato dai simbolismi. E tutti guardano al Cremlino per capire come deciderà di interpretare questa ricorrenza: annunciando un’ulteriore intensificazione degli sforzi bellici o aprendo ad una soluzione diplomatica? Nessuno può saperlo.

Un’ora dopo, alle 14:00 italiane, per la prima volta dallo scorso novembre torneranno a parlarsi Joe Biden e Xi Jinping. La telefonata è stata “preparata” dall’incontro di pochi giorni fa a Roma tra i rappresentanti di USA e Cina. Gli analisti guardano a questo colloquio come ad un crocevia che potrebbe decidere la traiettoria del gigante asiatico dei prossimi decenni. Pechino comunicherà a Washington la volontà di fornire supporto militare a Mosca? Se sì, l’America si troverebbe dinanzi allo spauracchio più grande: l’ipotesi di una lotta simultanea contro i suoi due maggiori antagonisti. Gli Stati Uniti la spunterebbero in ogni caso? Anche stavolta: non c’è risposta univoca.

Comunque vada la telefonata tra Biden e Xi, sarà poi Emmanuel Macron, in serata, a sentire Vladimir Putin. Il presidente francese ha fatto una scelta molto chiara all’inizio di questa guerra: tenere aperto un canale di comunicazione con il Cremlino. Fino ad oggi questa strategia non ha portato i risultati sperati, ma nel momento chiave della guerra, quello che banalmente può portare ad un drammatico aumento del livello dello scontro o – magari – al suo opposto, tutto fa brodo, e un filo diretto può fare la differenza tra la vita e la morte di migliaia di innocenti.

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