Ricorso M5s: l’ansia di Conte dopo il rinvio. E i suoi ammettono: “Borrè può farci male”

Pare che da Palermo, appena ricevuta notizia della (non) decisione del giudice del Tribunale di Napoli sul ricorso degli attivisti ribelli, Giuseppe Conte abbia emesso un profondo sospiro di sollievo. Perché al netto della sicurezza ostentata in pubblico, nonostante continui a ripetere di essere concentrato soltanto sul percorso politico del Movimento 5 Stelle, e non su quelle che insiste a definire “carte bollate“, chi ha avuto a che fare con l’avvocato negli ultimi giorni lo descrive “molto preoccupato” dal responso del foro partenopeo.

La speranza coltivata all’interno della sua stretta cerchia, dopo lo slittamento odierno, è che il pronunciamento arrivi dopo le amministrative. Ma è proprio in questo umano auspicio, nel desiderio di posticipare un appuntamento che prima o poi arriverà comunque, che si cela il grande non-detto di questa storia: e cioè che l’avvocato Borrè il suo ricorso l’ha costruito bene. Eccome se l’ha costruito bene…

L’ansia di Conte e l’ammissione dei suoi sul ricorso di Borrè

Certo, l’avvocato è rimasto scottato dopo la prima volta. Dopo la sospensione che sul serio ha fatto vacillare i suoi propositi di prendere le redini del Movimento. All’epoca peccò d’arroganza: “Facciano pure“, disse. E il suo collega, difensore degli attivisti ribelli, prendendolo in parola rispose solo dopo il successo in tribunale: “Abbiamo fatto“. Ma il punto è che ad alimentare l’ansia del leader e dei suoi sodali è la consapevolezza di aver pasticciato ancora una volta, di aver fornito ai ricorrenti più di un cavillo per impugnare tanto il varo del nuovo statuto quanto la designazione di Conte a presidente M5s.

Ce n’è per tutti i gusti, nelle 45 pagine depositate da Borrè. Diciotto presunte irregolarità che il giudice difficilmente potrà limitarsi a derubricare come questioni meramente burocratiche. Dalle modalità di convocazione …

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